Valencia

LE TRE ANIME DI VALENCIA

foto: Ciudad de las Artes y las Ciencias, Palau de les Arts Reina Sofía e Hemisfèric

 

INTRODUZIONE:

Il nostro viaggio a Valencia è nato per caso. A volte succede. Elisabetta aveva espresso il desiderio di spezzare i freddi mesi invernali con una vacanza di alcuni giorni in una località con temperature più miti rispetto al nostro Friuli. In un primo momento la scelta era ricaduta sull’isola di Malta. Non essendo però riusciti ad incastrare alla perfezione tutte le tessere del puzzle (date e orari degli operativi, tariffe e giorni di ferie a disposizione), virammo con decisione su Valencia approfittando di un’offerta allettante di Ryanair nel giorno del Black Friday.

Qui di seguito vi proponiamo il diario di viaggio ed il relativo racconto fotografico, oltre ad alcuni consigli e informazioni pratiche. 

 

PROGETTAZIONE DEL VIAGGIO:

Il viaggio è stato organizzato in autonomia. Fissate le date e acquistati i biglietti aerei sul sito web della compagnia, non ci rimaneva che individuare l’alloggio migliore per le nostre esigenze e l’abbiamo trovato in Avenida de las Baleares. Tenendo conto del particolare periodo dell’anno a livello climatico e delle ore di luce solare a disposizione, l’itinerario è stato strutturato per specifiche zone della città. Quando visitiamo una grande città infatti siamo soliti pianificare le visite raggruppandole per aree geografiche, onde evitare inutili perdite di tempo nei trasferimenti da una parte all'altra. Unico punto fermo la visita alla Ciutat Vella di domenica, dato che l’ingresso alla maggior parte dei monumenti è gratuito. Un programma semplice e flessibile dunque, da poter implementare e modificare in corso d’opera in base alle sensazioni del momento.

 

GUIDA:

Lonely Planet – Pocket Valencia

Touring Club – Spagna (della collana Guide d’Europa)

 

PERIODO:

Da sabato 28 a martedì 31 gennaio 2017

 

PARTECIPANTI:

Elisabetta e Stefano

 

VOLI:

Treviso – Valencia a/r operati da Ryanair

 

MEZZI DI TRASPORTO:

Per il tragitto aeroporto - hotel abbiamo utilizzato la linea 5 della metropolitana all’andata, mentre al ritorno siamo stati costretti ad optare per il taxi dato l’inusuale orario del volo (ore sei e mezza del mattino). La corsa in metropolitana dall’aeroporto viene € 4,40.

Per trasferirci da un quartiere all’altro invece abbiamo utilizzato la capillare rete degli autobus. Al momento della nostra visita il costo di una corsa era di € 1,50.

 

ALLOGGIO:

La scelta dell’hotel è stata determinata oltre che da un’ottima offerta qualità – prezzo, anche dalla posizione strategica rispetto alle fermate dei mezzi pubblici ed alcune zone da visitare.

foto: Estación del Norte 

 

DIARIO DI VIAGGIO:

(tratto dai miei appunti)

 

Sabato, 28 gennaio: volo Treviso – Valencia ed inizio visita della città: Jardines del Turia ed Eixample

Dopo poco più di due ore di volo, il breve tragitto a piedi che ci separa dalla sala arrivi dell’aeroporto alla stazione della metropolitana ci serve per sgranchire le gambe e ripassare mentalmente il programma che abbiamo studiato per il pomeriggio.

Sbrigate in pochi minuti le pratiche di check-in dall’efficiente servizio reception dell’hotel, ci tuffiamo carichi di adrenalina nella visita della città. Da una prima e superficiale impressione i quartieri di Algiros, Unión e Barrio Amistat che si sviluppano a nord della struttura che ci ospita sono di recente costruzione, anni ottanta - novanta o giù di lì. A livello planimetrico invece sono stati progettati con la classica pianta a reticolo, anche se le cuadras non sono regolari come nella maggior parte delle città del Sud America. Le palazzine sono per lo più tinteggiate con colori caldi (rosso, giallo ocra, giallo antico, marrone) mentre i terrazzi sono tenuti al riparo dai raggi del sole da tende di tessuto verde.

Passeggiamo lungo Paseo de Alameda tra aranci rigogliosi e ricolmi di frutti. Superato il Palau de la Música, edificio moderno di forma parallelepipeda molto apprezzato dai musicisti per la sua acustica perfetta, grazie ad una scala in pietra scendiamo in quello che una volta era il letto del fiume Turia. Era il 1957 quando le acque esondarono e provocarono morte e distruzione in diversi quartieri della città. In seguito a quel tragico evento la municipalità e lo stato centrale decisero, di comune accordo, di attuare quella che fu chiamata la Solución Sur ed il corso del fiume fu deviato prima dell’ingresso in città. Oggi invece l’antico alveo è destinato a spazi verdi e luogo ricreativo ed è chiamato appunto Jardines del Turia. Camminiamo lungo piccoli sentieri in terra battuta ricavati tra palme, platani, pini marittimi e piante di alloro che emanano un gradevole profumo, mentre attorno a noi sfrecciano giovani in skateboard, podisti di tutte le età e ciclisti. Due ragazzi si sono spinti oltre. Hanno steso una fune tra due tronchi d’albero e si cimentano con alterne fortune in esercizi di equilibrismo.

Dopo aver assistito incuriositi all’esibizione dei due ci dirigiamo verso il centro città attraversando il caratteristico ponte pedonale in pietra Puente de Aragón. Le vetrate di un ristorante ci rammentano che siamo già a metà pomeriggio e che è arrivato il momento di goderci una portata di pescado del dìa accompagnato da un buon calice di vino bianco.

Riprendiamo la nostra visita. Nei pressi di Plaza Porta de la Mar, in un piccolo giardino di nome La Glorieta, due secolari piante di Ficus provenienti dall’Australia rapiscono la nostra curiosità. Le grandi radici sinuose ed eleganti si diramano dalla base del tronco formando strette e tortuose rientranze. Poco più in là, grandi aiuole di ciclamini rossi vivacizzano l’aspetto cromatico dell’ambiente che ci circonda. Ci muoviamo tra le strade del barrio dell’Eixample, nato all’inizio del secolo scorso come quartiere della borghesia valenciana e tuttora considerato tale. Boutique, grandi magazzini, saloni di acconciature, ristoranti, cocktail bar e filiali di istituti bancari si susseguono senza soluzione di continuità. Arriviamo al Mercado Colón. L’edificio progettato dall’architetto Francisco Mora Berenguer è costituito da tre navate in struttura metallica formata da centine, archi e pilastri che sostengono il lucernaio. Le due facciate invece sono in muratura ed attirano l’occhio dei visitatori per le forme geometriche e le decorazioni. Peccato però che il luogo abbia perso quella che era la sua funzione originale. Tranne che per un paio di rivendite di fiori ed un fornitissimo bancone di gourmet il mercato offre solo un’ampia scelta di ristorantini, caffetterie, pub e gelaterie.

Qualche centinaio di metri più a nord si trova l’interessante Palacio del Marqués de Dos Aguas. In passato fu per l’appunto la residenza della nobile famiglia dei Dos Aguas, ricchi mercanti che restaurarono la dimora in modo che rispecchiasse il loro status quo. Ora invece custodisce alcuni pezzi del Museo Nacional de Cerámica y Artes Suntuarias. Il portone principale è uno degli elementi che risalta immediatamente ai passanti. Lo osserviamo con cura, la struttura costruita in alabastro scolpito contiene diverse rappresentazioni oltre ad ospitare in una nicchia la statua della Madonna del Rosario. Catturano la nostra attenzione anche le inferriate delle finestre del piano terra e le persiane bianche delle finestre dei piani superiori che si affacciano su ballatoi in muratura. Il perimetro esterno dell’edificio è fiancheggiato da un marciapiede ricoperto da lastroni di pietra lucida.

Plaza del Ayuntamiento (del Municipio) è un po’ l’ombelico del mondo di Valencia, chi si aggira per il centro storico infatti prima o poi capita da queste parti. È circondata da bellissimi edifici tra cui il Palacio de Correos y Telégrafos in stile classicista e la Casa Consistorial, al cui interno si trova il Museo Histórico Municipal. Vista dall’alto la piazza ha la forma di una di quelle casette che impariamo a disegnare alla scuola elementare: un rettangolo sormontato da un triangolo. L’area rettangolare è bordata da platani e palme intervallati da comode panchine in legno che ci offrono l’occasione per un momento di relax. Alcuni bambini scorrazzano in bici e triciclo sotto gli occhi vigili di nonni e genitori. Sui due lati più lunghi dello slargo ci sono i chioschi dei fiorai. I colori delle piante recise adagiate in secchi metallici attraggono la nostra curiosità. Un fiore in particolare ci colpisce. Ha le foglie color giallo tenue con delle velature di viola. Chiediamo al negoziante la specie e scopriamo che si tratta di cavolo ornamentale.

Dalle alture dell’entroterra intanto continua a soffiare un vento fastidioso e piuttosto freddo. In lontananza le brulle cime si celano dietro un velo di foschia.

La Estación del Norte è un luogo in cui il tempo si è fermato. L’edificio in stile modernista è stato inaugurato giusto un secolo fa ed è una delle stazioni dei treni più belle che abbia mai visto. La facciata in muratura è tinteggiata con un giallo che assume tonalità più calde man mano che i raggi del sole la lambiscono da tre quarti. Sullo spiazzo antistante le persone si muovono come formiche in un continuo andirivieni. Anziane ambulanti presidiano le loro piccole bancarelle di snack, bevande e biglietti della lotteria. L’atrio è decorato con ceramiche, legno, metallo, vetro e mosaici disegnati da Gregorio Muñoz Dueñas. Le biglietterie in legno, l’orologio, le panchine circolari, i grandi lampadari che pendono dal soffitto, tutto ci riporta indietro nel tempo. La copertura della navata centrale invece, quella che fornisce riparo ai binari ed alle piattaforme tanto per intenderci, è di metallo ed ha la forma di arco. Di fianco alla stazione sorge l’edificio circolare di Plaza de Toros. Le ventanillas delle biglietterie sono ovviamente abbassate ma sulle bacheche sono esposte le tariffe degli abbonamenti per la stagione 2017, che avrà inizio nei prossimi mesi.

foto: Lonja de la Seda, Sala de Contratación 

 

Domenica, 29 giugno: Ciutat Vella e Poblats Marítims

Dopo aver consumato con tutta calma la colazione in un bar – panificio attiguo all’hotel che ci ospita, siamo pronti per andare alla scoperta della città vecchia, la Ciutat Vella come la chiamano qui in valencià, la lingua ufficiale della Comunità Valenciana, simile al catalano.

Il nostro tour non potrebbe non incominciare da Plaza del Ayuntamiento. Oggi però siamo stati costretti a farlo in quanto l’ultima domenica del mese il centro storico è chiuso al traffico e gli autobus non possono spingersi oltre. Piazza del Municipio è piena di vita ed è presa d’assalto da variopinte bancarelle di prodotti biologici. Passiamo in rassegna banchi ricolmi di ogni ben di Dio: formaggi, frutta, verdura, miele, vino, salse, olii, olive, saponi e cosmetici. I rivenditori sono molto cortesi e ci invitano ad assaggiare i loro prodotti. Abbiamo ancora in bocca l’aroma del caffè ma davanti ad una scaglia di caprino della Región de Murcia non sappiamo resistere e così apriamo le danze di giornata.

Poche centinaia di metri più avanti, nei vicoli angusti che si diramano attorno all’edificio che ospita il Mercado Central (oggi chiuso), si sta svolgendo il mercatino di numismatica e filatelia. I passanti si fermano davanti ai tavoli ed incuriositi si mettono a sfogliare i quaderni delle collezioni ed a rovistare tra i cumuli di monetine alla ricerca del pezzo mancante.

La Lonja de la Seda, edificio dichiarato patrimonio dell’Unesco nel 1996, è uno dei massimi esempi del Siglo de Oro, il periodo di massimo splendore della città. Durante il XV secolo infatti Valencia vide crescere la propria importanza in seno alla Corona spagnola e prosperò sia a livello economico che commerciale. In questo periodo si sviluppò anche l’industria locale specializzata nella produzione della seta, che favorì gli interscambi con i mercanti di tutto il vecchio continente. La Lonja non era altro che il luogo dove avvenivano le contrattazioni del pregiato prodotto. Il complesso va visitato con calma per coglierne in pieno dettagli e particolari, magari iniziando con una passeggiata nel patio degli aranci. Siamo preceduti da un paio di gruppi turistici organizzati, temporeggiamo alcuni minuti in quanto vogliamo gustarci i saloni con calma e tranquillità. Sala de Contratación è bellissima e risalta per le alte colonne elicoidali che sorreggono le volte e che grazie agli archi a crociera fanno assomigliare la struttura a delle palme. Rimaniamo stregati da quello che vediamo. Purtroppo la scala a chiocciola che sale al Torrione è chiusa ai visitatori e quindi continuiamo la nostra esplorazione nell’edificio del Consulado del Mar, dentro il quale spicca la Cámara Dorada, una sala coperta da splendide decorazioni.

Proseguiamo la nostra esplorazione della città vecchia. Gran parte delle saracinesche dei negozi sono ancora abbassate. Alcune rimarranno così per tutta la giornata dato che è domenica, altre invece verranno alzate ad orari più consoni al costume spagnolo. Plaza Redonda è un luogo intimo e vi si accede solamente da tre porte. Ha forma circolare e dai balconi delle abitazioni che la circondano iniziano a sporgersi le padrone di casa indaffarate nei lavori domestici. È superfluo dire che la planimetria del centro storico ha smarrito la forma a reticolo delle periferie a scapito di strette viuzze che si intersecano tra di loro in maniera irregolare.

Arriviamo all’interno della Cattedrale mentre è in corso la celebrazione liturgica. Al termine della Santa Messa il celebrante si sfila dal capo la mitra e i concelebranti gli pongono un zucchetto rosso. In un primo momento i riflessi dei fari me lo fanno sembrare di colore violaceo, poi però guardandolo con più attenzione mi accorgo che la tonalità si avvicina al rosso porpora. Il dubbio comunque mi rimane. Il luogo in cui sorge la Cattedrale è da sempre considerato il centro spirituale della città. Prima che venisse costruito questo edificio 700 anni fa qui sorgevano una moschea musulmana e prima ancora un tempio romano. Tra i tesori custoditi nelle sale interne ci ha particolarmente colpiti il Santo Cáliz de Valencia, la coppa che si pensa sia stata usata da Gesù nell’Ultima Cena.

Usciti dall’edificio sacro veniamo risucchiati dalla folla che si sta dirigendo verso l’adiacente Plaza de la Virgen. Veniamo accolti dalle note di un gruppo bandistico composto per lo più da ragazzi. Su un palco allestito poco più in là invece iniziano ad esibirsi gruppi folkloristici in costumi tradizionali. Le ballerine, truccate ed acconciate a puntino per l’occasione, fanno sfoggio della loro vanità. L’atmosfera si scalda immediatamente. Lo spiazzo è ideale per ammirare sia El Miguelete, il campanile della Cattedrale dalla forma a prisma ottagonale, sia la Real Basílica de Nuestra Señora de los Desamparados (degli abbandonati), l’edificio che ospita per l’appunto la statua della Vergine patrona della città ed avente la facciata di color rosa. Mentre Elisabetta è intenta a filmare le esibizioni dei gruppi, io mi siedo sull’orlo della grande fontana situata al centro della piazza. In pratica ci ritroviamo partecipi di un antipasto de las Fallas, la principale festa cittadina dove arte, musica, carri allegorici e fuochi d’artificio la fanno da padrone.

Le folate di vento di ieri intanto si sono placate ed è uscito un tiepido sole primaverile.

Dopo aver consumato lo spuntino di metà giornata in un tapas bar nei dintorni ci dirigiamo verso le Torres de Serrano. Costruite alla fine del XIV secolo, le torri avevano la funzione di porta di accesso al regno, allora racchiuso tra robuste mura medioevali. Grazie a ripide scale in pietra si ha la possibilità di salire di tre livelli e dagli ultimi due si possono ammirare degli scorci suggestivi sull’intera città. Sull’altra sponda del fiume sorge il Museo de Bellas Artes. Di solito quando visitiamo un museo selezioniamo un artista, un’opera o una sala e ci concentriamo su quello, per non fare delle vere e proprie toccate e fuga davanti alle opere esposte. Per questa occasione avevamo scelto l’Autoritratto di Diego Velázquez ma sfortunatamente il dipinto si trova in un'altra località per un allestimento temporaneo. Non ci perdiamo d’animo e così abbiamo l’occasione di ammirare tre opere di Francisco de Goya; due raffigurano i Juegos de Niños (altalena, lotta, cavallina), l’altro invece è il ritratto della nobildonna Joaquina Candado Ricarte. Ci accomodiamo sul divano posto al centro della sala e contempliamo in silenzio i dipinti. La visita al museo inoltre ci permette di conoscere uno dei più importanti pittori valenciani, Joaquín Sorolla. Dell’artista di casa sono esposti diversi ritratti, qualche paesaggio ma a noi è rimasto impresso un dipinto che raffigura due ragazzi che ormeggiano una piccola imbarcazione a remi.

Terminata la visita del museo prendiamo l’autobus e ci fiondiamo nei quartieri meridionali di Valencia, i cosiddetti Poblats Marítims. Gli ampi viali che sezionano la città hanno le carreggiate separate da spazi verdi e giardinetti ben curati. Scendiamo alla fermata antistante l’Edificio del Reloj (dell’orologio) e capiamo subito che questa è una zona ricca di contraddizioni. Se per arrivare fin qui abbiamo attraversato il barrio originale con le semplici casette dei pescatori e delle maestranze del porto, ai moli della Real Marina Juan Carlos I invece sono ormeggiati lussuosi yacht. Proprio di fianco all’edificio dell’orologio sorge il Tinglado n°2. La costruzione non è solo un vecchio magazzino ora in disuso ma una delle opere più significative della corrente architettonica del modernismo valenciano. Vederlo così abbandonato mette sinceramente un po’ di tristezza anche se alcuni ragazzi chiassosi lo usano per combattute sfide sui rollerblade. Proseguiamo la nostra passeggiata sul lungomare ed arriviamo fino al moderno edificio denominato Veles y Vents. La struttura a più piani in cemento armato e vetrate è stata edificata in occasione della 32ma edizione della Coppa America di vela, disputatasi per la prima volta in Europa proprio qui a Valencia nel 2007. Per la cronaca il prestigioso trofeo nautico fu vinto dai detentori svizzeri di Alinghi che prevalsero sugli sfidanti di Emirates New Zealand per 5 regate a 2. Alcuni anni fa sulle stradine che circondano la marina si sviluppava anche il circuito automobilistico urbano di Valencia, che tra il 2008 ed il 2012 ospitò cinque edizioni del Gran Premio di Formula 1. Il sole intanto sta pian piano calando, ci sediamo sulle comode poltrone in vimini di un bar vista mare e sorseggiando un bicchiere di vino bianco ammiriamo il tramonto. Un rito a cui non possiamo rinunciare.

Concludiamo degnamente la giornata gustandoci il piatto più famoso della cucina valenciana, la paella. Può essere preparata in diverse varianti in base alle regioni ed alle tipologie dei prodotti, ma la ricetta originale prevede quali condimenti carne di pollo e coniglio, fagioli, pomodoro fresco e fagiolini. Ed è proprio questa quella che ordiniamo.

foto: Mercado Central

 

Lunedì, 30 gennaio: Mercado Central e Ciudad de las Artes y las Ciencias

La città fu fondata dai Romani nel II secolo a.C. che la chiamarono Valentia Edetanorum. All’inizio del V secolo i Visigoti invasero la penisola iberica e si impadronirono della città fino al 711 quando furono cacciati dagli Arabi, che la chiamarono Balansiya. La città tra alterne vicende rimase sotto la dominazione dei mori fino al 1238 quando cadde definitivamente nelle mani del Re Giacomo I d’Aragona, entrando così a far parte dei suoi domini.

Quando visitiamo una città cerchiamo sempre di trascorrere un po’ di tempo in un mercato. Lo consideriamo una specie di carta d’identità di un paese ed è il luogo in cui si possono apprezzare le dinamiche sociali di un popolo. Il bazar più importante di Valencia è il Mercado Central. All’esterno la struttura di muratura in mattoni rossi presenta un fascione di piastrelle gialle con decorazioni bianche e azzurre lungo tutto il perimetro. Dall’interno invece si possono ammirare le cupole ed i tetti inclinati realizzati in ferro e vetro-ceramica che offrono copertura al complesso. Il luogo è un trionfo di colori, odori e rumori. I clienti si spostano da un banco all’altro mentre i facchini vocianti spingono i carrelli ricolmi di cassette di merci. Passiamo in rassegna con calma le varie bancarelle. Da quelle che espongono insaccati, lardo e soprattutto il famoso prosciutto crudo (jamón) a quelle dei prodotti caseari, confezionati sia con latte vaccino che con latte ovino. Da quelle più colorate che espongono frutta e verdura a quelle di gastronomia. I rivenditori ci accolgono sempre con un sorriso e con grande disponibilità ci spiegano la provenienza e la diversità dei vari prodotti esposti, ma soprattutto non ci lasciano mai a bocca asciutta.

Passando davanti alla vetrina di una libreria gestita dalle suore Paoline mi ritorna in mente il dubbio con cui avevo lasciato la Cattedrale il giorno prima. Entro nel negozio, mi reco al bancone ed alla commessa chiedo gentilmente se la Santa Messa di ieri fosse stata celebrata da un Cardinale oppure dal Vescovo. Sorpresa per la domanda mi chiede “era pequeñito?” ed io le rispondo “sì, era piccolino”, allora lei mi fa “entonces era el Cardinal, se llama Antonio Canizares Llorera.”

Tolto il sassolino dalla scarpa possiamo tranquillamente spostarci in autobus nella Ciudad de las Artes y las Ciencias, dove trascorreremo l’intero pomeriggio. I grandi viali che sezionano la città hanno le corsie di marcia divise da spazi verdi. Siamo quasi arrivati al termine del nostro viaggio e possiamo senz’altro affermare che la città ha tre anime ben distinte: la città vecchia, il porto ed infine l’avveniristico complesso architettonico che ci apprestiamo a visitare. Passeggiamo nei vialetti che si snodano tra giardini dal prato ben curato e su cui fioriscono oleandri ed alcune piante aromatiche tra cui la salvia ed il rosmarino. Il sole intanto si è fatto largo a spintoni tra le nuvole e ci costringe a toglierci la felpa e lasciarci in maniche corte. Le bizzarre costruzioni si rispecchiano nelle acque azzurre delle piscine. La città dell’arte e della scienza è stata edificata nel vecchio letto del fiume Turia ed è composta da sei strutture suddivise in tre aree tematiche: arte, scienza e natura. Fu progettata dagli architetti Santiago Calatrava e Félix Candela e la sua costruzione iniziò nell’estate del 1996. Da nord a sud incontriamo i seguenti edifici:

-      Palau de les Arts Reina Sofía, ospita concerti e opera liriche.

-      Hemisfèric, ospita sale di cinema IMAX e 3D, la gente lo paragona ad un occhio socchiuso.

-      Umbracle, contiene al suo interno un grande parcheggio su due piani ed una passeggiata superiore abbellita da un giardino avente una grande quantità di piante.

-      Museo de las Ciencias Príncipe Felipe. L’ingresso viene € 8,00.

-      Ágora, è adibita a sala convegni ed ospita anche un torneo indoor di tennis del circuito maschile ATP.

-      Oceanografíc, è forse l’edificio più visitato del complesso e ospita al suo interno un parco acquatico dove sono stati riproposti tutti gli habitat dei mari e degli oceani. L’ingresso costa circa € 28,00.

Siccome un oceanario l’avevamo già visitato alcuni anni fa a Lisbona, decidiamo di trascorrere un paio d’ore nel museo delle scienze Príncipe Felipe. La struttura su tre piani ha la forma che ricorda vagamente lo scheletro di un dinosauro. Se non fosse per una mostra di biciclette storiche al piano terra ed alcuni interessanti laboratori interattivi all’ultimo piano, la visita non ci entusiasma più di tanto. Siamo sinceri, ci aspettavamo qualcosa di più accattivante. Una volta usciti dal museo attendiamo nei paraggi che il sole tramonti e nel contempo si accendano le luci che illuminano le strutture, per poi sbizzarrirci in una serie di scatti fotografici dalle postazioni più privilegiate.

 

Martedì, 31 gennaio: volo Valencia – Treviso

Il tragitto in taxi che ci porta all’alba dall’hotel all’aeroporto ci permette di scoprire alcuni lati di Valencia che ancora non conoscevamo, una città ancora addormentata e completamente priva di traffico.

 

NOTE E CONSIGLI:

Come già evidenziato nella sezione “Progettazione del viaggio”, la domenica l’ingresso alla maggior parte dei monumenti della Ciutat Vella è gratuito.

Gli operativi dei voli ci hanno un po’ ingabbiati e quindi abbiamo avuto a disposizione solo due giorni e mezzo. Per visitare Valencia secondo noi è il minimo sindacale, avessimo infatti avuto una mezza giornata in più sarebbe stato ideale.

 

RACCONTO FOTOGRAFICO:

Album fotografico Valencia  

 

AUTORE:

Stefano Tomada