Argentina Sud

IL FASCINO ED IL MISTERO DELLA PATAGONIA

foto: faro Les Eclaireurs (Ushuaia, Argentina)

 

Questo diario di viaggio è dedicato a mio nonno Angelo.

 

INTRODUZIONE:

Iniziai a scoprire le bellezze dell’Argentina guardando alla televisione la serie di Turisti per Caso, trasmessa nel 1998. Fino a quel momento, l’avevo conosciuta solo attraverso le immagini della Coppa del Mondo di calcio del 1978 e dei reportage sulla guerra delle isole Falkland (Malvinas per gli argentini). Le positive indicazioni raccolte durante il viaggio di Syusy Blady e Patrizio Roversi, si rafforzarono alcuni mesi dopo vedendo la spedizione dei camion arancione di Overland.

Nell’Ottobre del 2002, durante il festival del cinema argentino di Udine, assistetti alla proiezione del documentario Cono Sur del regista Corso Salani, al Cinema del Dopolavoro Ferroviario. Cono Sur è sia un road movie che un diario di lavorazione. Lo spunto per crearlo, è stato il viaggio in furgone di una piccolissima troupe italo polacca da Buenos Aires alla Terra del Fuoco, alla ricerca di volti e storie dell’emigrazione europea in Argentina. 

Da qualche tempo infine, sentivo crescere in me il desiderio di andare in Argentina, alla ricerca di informazioni sul soggiorno che mio nonno materno fece laggiù per lavoro a cavallo tra le due guerre mondiali. Fu anche grazie a quei sacrifici che la famiglia di mia mamma non soffrì la fame e la miseria, in un contesto di campagna come il nostro in cui la gente viveva di stenti e povertà.

 

LETTURE:

Niente Asilo Politico, Enrico Calamai

 

PROGETTAZIONE DEL VIAGGIO:

L’itinerario è stato da me pianificato a tavolino sulla base di informazioni raccolte in internet. Mi sono stati di aiuto alcuni siti istituzionali come la Segreteria Nazionale del Turismo, gli Enti Turistici delle Province, la municipalità di Buenos Aires ed alcuni portali come Turisti per Caso ed EDT, dai quali ho raccolto importanti informazioni seguendo i forum e leggendo i racconti di viaggio. Con alcuni viaggiatori inoltre, sono stato in contatto via e-mail per specifiche richieste.

Il punto fermo del nostro viaggio è stato il “tour” itinerante della Patagonia con bus di linea, per cercare di carpirne da “dentro” il fascino ed il mistero che la circonda.

Il programma è stato dapprima strutturato a blocchi di giornate per aree geografiche (Buenos Aires, Patagonia e Terra del Fuoco) e, successivamente, a singole giornate all’interno di ogni blocco. Abbiamo comunque cercato di inserire all’interno di ogni gruppo un giorno definito “jolly”, per prevenire qualsiasi evenienza o contrattempo.

Stanziato il budget a nostra disposizione, fissate le date, acquistati i biglietti dei voli intercontinentali, non mi restava che prenotare i voli interni, i trasferimenti in corriera, le escursioni e trovare gli alloggi più adatti alle nostre esigenze.

Essendo questo il primo viaggio itinerante che organizzavamo in un paese lontano e, non avendo avuto precedenti riscontri personali sul campo, abbiamo deciso di rivolgerci ad una agenzia turistica di Buenos Aires per l’acquisto di alcuni servizi.

La fase di progettazione del viaggio, contando i tempi “morti”, mi ha impegnato per circa un anno, anche se la fase operativa vera e propria ha avuto inizio solo a Luglio 2003.

 

GUIDA:

Lonely Planet – Argentina

 

PERIODO:

Da sabato 10 gennaio a sabato 31 gennaio 2004

 

PARTECIPANTI:

Riccardo, Elisabetta e Stefano

 

VOLI:

Venezia – Madrid Barajas (operato da Iberia, 2 ore e 50 minuti di volo)

Madrid Barajas – Buenos Aires Ezeiza (operato da Iberia, 12 ore di volo)

Buenos Aires J. Newberry – Trelew (operato da Aerolineas Argentinas, 1 ora e 50 minuti di volo)

Comodoro Rivadavia – Rio Gallegos (operato da Southern Winds, 55 minuti di volo)

El Calafate – Ushuaia (operato da Aerolineas Argentinas, 1 ora di volo)

Ushuaia – Buenos Aires J. Newberry (operato da Aerolineas Argentinas, 3 ore e 20 minuti di volo)

Buenos Aires Ezeiza – Madrid Barajas (operato da Iberia, 12 ore di volo)

Madrid Barajas – Venezia (operato da Iberia, 2 ore e 50 minuti di volo)

 

MEZZI DI TRASPORTO:

Come accennato nella sezione “Progettazione del viaggio”, abbiamo scelto di attraversare una parte della Patagonia in corriera di linea. I mezzi sono organizzati per viaggi a lunga gittata con servizio di pranzo e spuntino a bordo, i sedili sono comodi, reclinabili e sono installati ad una distanza l’uno dall’altro più che sufficiente per poter distendere e sgranchire le gambe.

 

ALLOGGI:

L’offerta di strutture ricettive è ampia e copre il territorio in modo capillare. Tenendo conto del budget a nostra disposizione abbiamo variato la tipologia di sistemazione, passando così dagli hotel ad alberghi a conduzione famigliare, da B&B ad ostelli della gioventù.

 

ITINERARIO:

Gennaio:

10 Volo Venezia – Madrid

11 Volo Madrid – Buenos Aires ed escursione a General Rodriguez

12 Buenos Aires

13 Buenos Aires

14 Buenos Aires

15 Buenos Aires

16 Trasferimento in aereo Buenos Aires – Trelew e Trelew – Puerto Madryn in auto

17 Puerto Madryn

18 Puerto Madryn

19 Puerto Madryn

20 Trasferimento in bus Puerto Madryn – Comodoro Rivadavia 505 km (6 ore circa)

21 Comodoro Rivadavia

22 Trasferimento in aereo Comodoro Rivadavia – Rio Gallegos e Rio Gallegos – El Calafate in bus 315 km (5 ore e mezza circa)

23 El Calafate

24 El Calafate

25 Trasferimento in aereo El Calafate – Ushuaia

26 Ushuaia

27 Ushuaia

28 Ushuaia

29 Trasferimento in aereo Ushuaia – Buenos Aires

30 Trasferimento in aereo Buenos Aires – Madrid

31 Trasferimento in aereo Madrid – Venezia

foto: pinguini a Punta Tombo (Patagonia, Argentina)

 

DIARIO DI VIAGGIO:

 

Sabato, 10 Gennaio: Venezia – Madrid

Causa una fitta nebbia, il volo Iberia (IB3627) Venezia – Madrid Barajas parte con circa due ore di ritardo e quindi perdiamo la coincidenza per Buenos Aires. Non siamo i soli, ed una volta arrivati all’aeroporto di Madrid formiamo assieme ai coniugi Tognon di Abano Terme e Fulvio Cipriani di Borgo Valsugana, una piccola comunità che sta vivendo la stessa situazione di disagio e precarietà. L’Iberia fortunatamente ha due voli giornalieri che collegano la capitale iberica con Buenos Aires, così dopo un lungo peregrinare da un banco informazioni all’altro riusciamo a trovare sistemazione sul volo (IB6843) che parte alle ore 24.00. La compagnia di bandiera spagnola inoltre ci garantisce a sue spese il pranzo e la cena presso il ristorante dell’aeroporto. Abbiamo mezzo pomeriggio a nostra completa disposizione e decidiamo di sfruttarlo andando a fare una passeggiata in centro città. Mi ritrovo così dopo tanti anni a visitare Plaza Colòn, Plaza de Las Cibeles e la Gran Via. Fin dalla prima volta che l’ho visitata nel 1981 ho un ricordo positivo di questa città, tanto che in futuro mi piacerebbe tornarci con più calma per viverla con i tempi giusti. L’attesa è lunga anche perché la stanchezza accumulata durante la giornata incomincia a farsi sentire. Avendo un bambino piccolo siamo tra i primi ad essere chiamati all’imbarco e ci sistemano proprio dietro la business class. Butto lo sguardo fuori dal finestrino e scopro che proprio di fianco a noi c’è un Boeing della compagnia LAN in partenza per Santiago del Cile; in pratica faremo la stessa rotta. Decolliamo in orario e la prima cosa a cui penso è che quando sorgerà di nuovo il sole saremo già in America. La hostess non fa in tempo a portarci le cuffie, le coperte, i copricalzini e qualcosa da bere che Riccardo s’addormenta. Elisabetta invece cede poco dopo aver lasciato la penisola Iberica, mentre io mi addormento più tardi.

 

Domenica, 11 Gennaio: Buenos Aires 

Al mio risveglio, guardo immediatamente il monitor del navigatore di bordo per localizzare la nostra posizione; abbiamo già doppiato Rio de Janeiro e Belo Horizonte e ci stiamo approssimando agli stati più meridionali del Brasile, Paranà e Rio Grande do Sul. Mancano ormai circa due ore e mezza all’arrivo ed i passeggeri incominciano a tradire una certa eccitazione; la colazione prima e la compilazione dei documenti d’ingresso poi fanno sì che il tempo passi abbastanza in fretta. Fuori intanto sta spuntando l’alba, ogni tanto mi affaccio al finestrino per ammirare il panorama sottostante e curiosare un po’, il Brasile è una sconfinata distesa di verdi foreste, grandi fiumi e terra rossa ricca di ossido di ferro. Mentre l’aereo sta per fare ingresso in Uruguay Riccardo si sveglia, Elisabetta ed io non perdiamo tempo a riempirlo di coccole.

Alle ore 08.00 atterriamo all’aeroporto Ministro Pistarini di Ezeiza a Buenos Aires. Sbrighiamo velocemente le pratiche doganali e ci dirigiamo verso l’uscita. Passo in rassegna velocemente le decine di cartelli esposti dai funzionari degli hotel e delle agenzie ma non vedo quello con la scritta concordata; la preoccupazione ed i dubbi non fanno in tempo ad insinuarsi nella mia mente che, fortunatamente, in lontananza vedo avanzare un ragazzo che tiene in bella mostra il “nostro” nome.

Ci dirigiamo verso la metropoli percorrendo dapprima l’autostrada Tenente General L. Dellepiane e successivamente la 25 de Mayo, entrambe a pagamento. Arrivati in città ci immettiamo sull’immensa Avenida 9 de Julio. L’arteria seziona la città da nord a sud e si concede ai nostri occhi con tutta la sua grandezza. E’ domenica mattina, il cielo è limpido, non c’è traffico, il prato sulle banchine spartitraffico è ben curato e qualche persona se ne sta seduta a leggere il giornale all’ombra dei palos borrachos, che sono degli alberi a forma di bottiglia. Alti palazzi bianchi la fiancheggiano e contrastano con l’architettura in stile rinascimento italiano del Teatro Colòn.

Primi elementi di toponomastica: la città è stata pianificata a reticolo (quadre) come la gran parte delle città dell’America Latina. Una quadra misura all’incirca 100 x 100  metri. Tutte le vie parallele all’Avenida 9 de Julio cambiano nome quando intersecano l’Avenida Rivadavia, sua perpendicolare. Così la prima laterale di sinistra della 9 de Julio da Lima diventa Cerrito mentre la prima laterale di destra da B. de Irigoyen diventa Carlos Pellegrini.

Numerazione civica: osservando la mappa della città da destra a sinistra (direzione est – ovest), la numerazione delle quadre inizia dal versante del Rio della Plata con la n°1, si prosegue fino alla n°9, la n°10 è l’Avenida 9 de Julio e poi si va avanti verso i quartieri periferici ad ovest con la n°11 e successive. Negli indirizzi, la prima cifra rappresenta sempre il numero della quadra mentre le cifre successive identificano il numero civico dell’abitazione. Per esempio Lavalle 752: l’abitazione si trova nella settima quadra al civico 52 di via Lavalle.

Sbrigate le pratiche di accettazione in hotel, l’addetto alla reception ci comunica che verso le ore 9.30 passerà il pullmann dell’agenzia a prelevarci, in quanto abbiamo in programma l’escursione alla fiesta gaucha. Elisabetta non riesce a terminare la sua doccia rigenerante che il telefono squilla e ci avvisano che il bus è arrivato e ci sta aspettando. Andiamo all’estancia La Margarita ubicata nella località di General Rodrìguez, 65 km ad ovest di Buenos Aires sulla Ruta Nacional n°7, quella che porta verso il Cile. La compagnia è composta da circa una trentina di unità, provenienti da tutte le parti del mondo: Australia, Stati Uniti, Irlanda, Hong Kong, Argentina ed ovviamente noi. L’estancia è formata da un complesso di costruzioni ad un piano che comprendono una foresteria, le camere per gli ospiti, le stalle con gli animali, i magazzini, una piscina all’aperto ed è circondata da un grande parco di eucalipti, aceri e querce. La fiesta gaucha o dìa de campo come la chiamano gli argentini, è un ritrovo conviviale durante il quale ci viene dapprima illustrata la storia della fattoria, si partecipa alle attività che si svolgono in azienda come la mungitura delle mucche, si monta a cavallo, si passeggia in calesse, si gioca a bocce, si fa il bagno in piscina, si gioca a pallavolo ed infine si fa una grande festa: dopo il saluto di benvenuto e l’aperitivo, si passa al pranzo vero e proprio che consiste in una parrilla (grigliata di carne) a base di chorizo (salsiccia), morcilla (sanguinaccio), pollo ed asado di carne, contorni di lechuga (lattuga), pomodori, remolacha (rape rosse) con uova sode, dolci fatti in casa per dessert, caffè, bevande e vino tinto (rosso) a volontà. Il pranzo è allietato da un gruppo folkloristico che ci coinvolge con musiche etniche e danze caratteristiche delle varie regioni dell’Argentina. Si conclude la scampagnata ammirando le destrezze a cavallo dei gauchos.

Prime considerazioni da General Rodriguez: mi sembra di essere arrivato a casa mia anche se mi trovo a circa 13.000 km di distanza da Galleriano. E’ la prima volta che provo questa sensazione mentre mi trovo all’estero, qui c’è un qualcosa di famigliare che ancora non riesco a spiegare. Il paesaggio è lo stesso, i campi sono coltivati a granoturco, frumento e foraggio proprio come da noi. Solo la vegetazione cambia: qui infatti ci sono gli alberi di eucalipto dove, tra le grandi foglie, trovano rifugio migliaia di pappagalli dal piumaggio variopinto, che purtroppo riusciamo solo ad udire e non a vedere. Per oggi chiudo qui il mio blocchetto degli appunti e vado a bere l’ultimo bicchiere di Malbec in buona compagnia.

 

Lunedì, 12 Gennaio: Buenos Aires

Durante la colazione, tra una brioche alla marmellata ed una spremuta di frutta, pianifichiamo la giornata e decidiamo di visitare l’Hotel de los Inmigrantes. Prendiamo un taxi e ci dirigiamo verso il Rio della Plata, dove si trova il complesso del Museo Nacional de la Inmigraciòn, situato in Avenida Antàrtida Argentina 1355. La prima sensazione che provo è quella di essere arrivato in un posto che mi è famigliare e che ho già visitato diverse volte. In effetti è proprio così, anche se le mie visite sono state fin qui solo “virtuali”, dato che ho navigato spesso sul sito web del museo alla ricerca di informazioni utili. Il padiglione n°6, quello che una volta era il vero e proprio Hotel de los Inmigrantes, si presenta imponente ed austero davanti a noi anche se in uno stato di decadenza che mi rattrista. Alcuni vetri delle finestre sono rotti. Da questi particolari si vede che lo Stato argentino non ha in questo momento le risorse necessarie da investire per il recupero del patrimonio storico - culturale del paese. L’Hotel de los Inmigrantes fu costruito nel 1906 dalla ditta di chiare origini italiane Udina & Mosca ed aveva il compito di accogliere, dare alloggio ed offrire i primi servizi alle migliaia di immigrati in arrivo dall’Europa. Entriamo nell’ampio salone al piano terra che una volta era adibito e refettorio e ci dirigiamo subito verso la postazione internet della banca dati per fare le ricerche su mio nonno Angelo. La visura dà esito positivo, questo ci rende molto felici e provo una forte emozione nel pensare che mi trovo in un luogo frequentato tanti anni fa dal nonno. La ricerca ha dato i seguenti risultati: data di arrivo 18 Maggio 1928, nave Giulio Cesare, porto di partenza Genova, occupazione muratore, religione cattolica. Sono proprio impaziente di comunicare la notizia via telefono a mia mamma. Continuiamo la visita al museo, il materiale esposto consiste in alcuni strumenti medici usati negli ambulatori dell’Hotel, una culla per neonato, il progetto originale della costruzione, tavoli e panche usati per consumare i pasti, una mostra fotografica che spiega l’evoluzione storica dell’Hotel e del complesso nel suo insieme. Trascrivo alcune regole comportamentali che venivano suggerite agli immigrati al loro arrivo ed alle quali era consigliato attenersi sul territorio argentino:

- Mentre si ascolta l’inno nazionale bisogna sempre togliersi il cappello.

- Quando ci si trova al bar o al ristorante, per chiamare l’attenzione del cameriere non si fanno gesti con le mani o si sbattono i pugni sul tavolo, ma si devono schioccare le mani.

- Ad una donna ci si deve rivolgere sempre con l’appellativo di Señora e bisogna portarle il dovuto rispetto, sia essa una dama che una prostituta.

Ci sediamo su una panchina in legno all’ombra dei palos borrachos nel giardino antistante il museo, e mentre facciamo uno spuntino proviamo ad immaginare come poteva essere questo posto all’inizio del secolo scorso: un continuo via vai di gente, una confusione organizzata, un concentrato di speranze, emozioni ed illusioni.

 

Martedi, 13 Gennaio: Buenos Aires

All’angolo tra l’Avenida Marcelo T. de Alvear e l’Avenida Cerrito veniamo attratti da una lunga fila di persone in coda sul marciapiede, che sono in attesa di entrare in un edificio. Guardo le targhe apposte sul portone d’ingresso e scopro che si tratta della sede del Consolato Italiano. Oltre agli uffici consolari, l’edificio ospita la sede della Camera di Commercio Italiana in Argentina, la Casa della Cultura Italiana ed il teatro Coliseo. Alzo lo sguardo verso l’alto e vedo esposto il tricolore verde, bianco e rosso. Il mio pensiero va, e non potrebbe essere altrimenti, ad Enrico Calamai ex Console italiano durante il periodo del regime militare, ed al suo libro che ho appena terminato di leggere Niente asilo politico. Più volte durante il racconto ha fatto riferimento alle piante ed agli alberi dalle grandi chiome ricoperte di fogliame rigoglioso, che lui sempre ammirava dalla finestra del suo ufficio e che si trovavano nel giardino di Plaza Libertad. Le piante e gli alberi sono ancora lì nella piazza, tali e quali a come lui li aveva descritti. Non posso esimermi dal provare una sensazione di vergogna pensando a quello che le nostre istituzioni politiche hanno fatto, o per meglio dire non hanno fatto, per evitare la morte di migliaia di innocenti durante la dittatura militare dei generali tra il 1976 ed il 1982.

Alle ore 20.00 il taxi arriva puntuale in hotel per accompagnarci all’Esquina Homero Manzi, dove in compagnia dei nostri cari amici friulani Primo e Genoveffa assisteremo allo show di tango. L’Esquina si trova in Avenida San Juan 3601 nel quartiere di Boedo. Homero Nicolàs Manzione Prestera detto Manzi, nacque nel 1907 nella provincia di Santiago dell’Estero e dedicò la sua vita a produrre canzoni e scrivere musica di tango. Il locale dichiarato edificio storico della città, fu costruito nel 1927 ed ebbe il suo momento di massimo splendore negli anni ’40 del 1900. Il salone al piano terra è suddiviso tra una reception, un bar, la sala da pranzo ed il palco dove si esibiscono gli artisti. Il pavimento e gli arredamenti sono in legno con rivestimenti in velluto rosso scuro. Nei momenti di massimo splendore della città in questi locali si riuniva l’aristocrazia di Buenos Aires, come si può ben notare osservando le fotografie esposte alle pareti della sala. Il programma della serata prevede prima la cena e poi lo show. Il momento conviviale ha inizio con un aperitivo a base di champagne, antipasto con empanadas di carne, affettati misti, insalata russa e formaggio, la portata principale di carne consiste in un Lomo de chorizo con patate e verdura cruda, gelato o torta come dessert, vino tinto e bevande. Lo spettacolo ha inizio alle ore 22.00, gli strumenti che compongono l’orchestra sono il pianoforte, un bandoneon, un violino ed un contrabbasso. Si esibiscono tre coppie di ballerini che si alternano sul palco con due cantanti. Mentre mi riecheggiano ancora le note di uno dei miei tanghi preferiti, El dìa que me quieras, torniamo in hotel soddisfatti per la bellissima serata trascorsa:

Acaricia mi ensueño

el suave murmullo

de tu suspirar.

Como rìe la vida

si tus ojos negros

me quieren mirar.

Y si es mìo el amparo

de tu risa leve

que es como un cantar,

ella aquieta mi herida,

todo, todo se olvida.

 

El dìa que me quieras

la rosa que engalana,

se vestirà de fiesta

con su mejor color.

Y al viento las campanas

diràn que ya eres mìa,

y locas las fontanas

se contaràn su amor.

 

La noche que me quieras

desde el azul del cielo,

las estrellas celosas

nos miraràn pasar.

Y un rayo misterioso

harà nido en tu pelo,

luciernagas curiosas que veràn

que eres mi consuelo.

 

El dìa que me quieras

no habrà màs que armonìa.

Serà clara la aurora

y alegre el manantial.

Traerà quieta la brisa

rumor de melodìa.

Y nos daràn las fuentes

su canto de cristal.

 

El dìa que me quieras

endulzarà sus cuerdas

el pàjaro cantor.

Florecerà la vida

no existirà el dolor.

 

La noche que me quieras....

Carlos Gardel (1935) 

 

Mercoledì, 14 Gennaio: Buenos Aires 

Fin dalle prime ore della mattina la giornata è calda e così decidiamo di trascorrere alcune ore di tranquillo relax nei quartieri di Barrio Norte e Palermo, con gli amici Adriana e Sandro. Prendiamo un taxi tutti assieme e percorriamo in successione l’Avenida Libertador, l’Avenida Presidente Figueroa Alcorta, passiamo prima davanti al monumento Floralis Generica e poi al parco Jorge Newberry dove sorge il Planetario. Infine scendiamo proprio all’inizio del Jardin Japones. Facciamo una passeggiata tra i prati, i laghetti artificiali, le rose ed i garofani fioriti del giardino giapponese e del parco 3 de Febrero. Usufruendo dell’ingresso situato in Avenida Libertador entriamo nel Jardin Zoologico per la gioia di Riccardo. Palermo e Barrio Norte sono due quartieri residenziali con belle ed eleganti palazzine abitate dalla borghesia della città. Una citazione su Floralis Generica: è un immenso fiore d’acciaio inossidabile ed alluminio situato in Plaza del las Naciones Unidas, realizzato nel 2002 dall’architetto Eduardo Catalano. La scultura è dotata di un motore elettrico che apre e chiude automaticamente i petali a seconda dell’ora del giorno. La sera il fiore si richiude completamente con un dolce movimento della durata di circa 20 minuti che imita quello naturale. Durante la notte la scultura emana un riflesso rosso che persiste fino alla mattina successiva, quando si riapre. Lo stesso meccanismo si mette in moto anche quando si verificano condizioni meteo avverse per preservare il fiore da folate di vento troppo forti che potrebbero danneggiarlo. L’immenso fiore è costituito da 6 petali lunghi 13 e larghi 7 metri. E’ circondato da una piscina lunga 40 metri che ne riflette l’immagine. Rimane aperta dopo il tramonto solo quattro volte l’anno, il 25 Maggio, il 21 Settembre, il 24 e 31 Dicembre.

Nei parchi di Palermo incrociamo diverse persone che fanno jogging, che corrono in bicicletta e soprattutto tanti cani che catturano subito l’attenzione di Riccardo. Durante i mesi estivi infatti i cani vengono affidati ai dog sitter che li portano qui a rinfrescarsi all’ombra dei grandi alberi.

Mentre calano le prime ombre della sera, nelle vie del microcentro incominciamo a vedere gruppi di ragazzini seduti sui marciapiedi che aspettano la chiusura dei negozi e degli uffici per raccogliere carta e cartone dalle immondizie. Si muovono a piccoli gruppi, alcuni sono bambini piccoli, sono equipaggiati con un carrello e dei grandi sacchi di juta e vedendo come si muovono intuisco che ogni gruppetto ha il proprio territorio. Gli inservienti dei negozi portano sui marciapiedi i sacchi della spazzatura ed i ragazzi fanno subito una prima e veloce suddivisione del materiale: carta con carta, cartone con cartone, riviste con riviste. La gran parte dei bambini ha tratti somatici tipicamente indigeni e nonostante la situazione di disagio e povertà in cui vivono, si muovono sempre con dignità e educazione e non mancano mai di accennare ad un sorriso quando li incrociamo con i nostri occhi.

L’Avenida 9 de Julio è larga circa 100 metri (una quadra) ed è formata da due carreggiate con sei corsie per senso ogni di marcia, divise da uno spartitraffico che è un vero e proprio giardino. Il problema è attraversarla, soprattutto per chi va di fretta. Di norma ci tocca fare almeno una fermata intermedia, se non addirittura due.

 

Giovedì, 15 Gennaio: Buenos Aires

Ieri sera abbiamo contattato telefonicamente Carlos, un amico di famiglia della mia insegnante di spagnolo all’Università della Libera Età di Mortegliano, per effettuare nella mattinata di oggi il city tour con lui. E’ un ingegnere chimico che attualmente fa il remis (l’autista). Ci diamo appuntamento nella lounge dell’hotel e poi, dopo aver prelevato Primo e Genoveffa, partiamo per la visita della città. Itinerario effettuato: Puerto Madero, Costanera Sur, Estadio La Bombonera del club atletico Boca Juniors, il quartiere genovese della Boca, Puente Presidente Avellaneda, Costanera Norte, Nuñez, Estadio Monumental Antonio Vespucio Liberti (dove giocano abitualmente il River Plate e la nazionale), Palermo, Recoleta, Avenida 9 de Julio, Avenida de Mayo, Congreso y San Telmo.

In Avenida Libertad, tra Arenales e Santa Fe (o Santa Fe e Marcelo T.de Alvear) c’è un bellissimo negozio di antiquariato e mobili d’epoca che si chiama El Ingles. Passandoci davanti più volte in questi giorni, ci siamo innamorati di un grande tavolo in legno massiccio apparecchiato con tovaglia ricamata in pizzo, porcellane, posate in argento e bicchieri in cristallo. Ci sono molti negozi di antiquariato in città, gli intenditori mi dicono che si possono fare degli ottimi affari in questo periodo di crisi economica. Sempre in Avenida Libertad ne ho adocchiato un’altro interessante, non lontano dal nostro hotel. E’ specializzato nella vendita di mappe antiche, carte nautiche, atlanti, libri e fotografie, proprio le mie passioni.

L’altro giorno a General Rodriguez scrivevo che qui in Argentina avevo trovato un ambiente famigliare e che non riuscivo ancora a spiegare il perché. Alcuni giorni dopo il nostro arrivo posso dire di aver messo insieme alcuni elementi in più: la gente veste come da noi, i modi di fare sono simili, le usanze anche, i tanti friulani che vivono qui hanno “spagnolizzato” alcune parole della nostra lingua, gli italiani provenienti da altre regioni hanno fatto lo stesso con i loro dialetti.

Prima di chiudere la giornata spendo due parole sui vini argentini, che sono veramente molto buoni. Ne stiamo conoscendo diversi in questi giorni, al momento quelli che abbiamo apprezzato di più sono il Malbec della Bodega Valentìn Bianchi ed il Malbec della Bodega Norton (da Lujan de Cuyo, Mendoza).

 

Venerdì, 16 Gennaio: Buenos Aires – Trelew - Puerto Madryn

Alle ore 6.10 lo stesso autista che ci aveva accompagnato il primo giorno da Ezeiza all’hotel, viene a prelevarci e ci accompagna all’Aeroparque Jorge Newberry, l’aeroporto adibito ai voli interni ed a quelli diretti nei paesi limitrofi. Alle ore 7.20 parte il nostro volo Aerolineas Argentinas (AR1814) diretto a Trelew nella provincia di Chubut. La Patagonia è un territorio sconfinato che è delimitato a nord dal Rio Colorado ed a sud dalla Terra del Fuoco. E’ formata da cinque province: Rio Negro, Neuquen, Chubut, Santa Cruz e la Tierra del Fuego - Antàrtida y Islas del Atlantico Sur. Il volo dura un’ora e 50 minuti circa ed atterriamo in pieno deserto patagonico; lo scalo Almirante Zar di Trelew è uno dei più piccoli che abbia mai visto ed è dotato di due sole porte d’imbarco. Al controllo doganale c’è ad attenderci in camice bianco un addetto del servizio sanitario nazionale che controlla accuratamente i bagagli e ritira tutti i generi alimentari che trova. Queste misure restrittive sono state adottate dal governo per salvaguardare il particolare ecosistema della regione.

Usciti dall’aeroporto facciamo conoscenza con il vento che spira dall’Oceano Atlantico e che d’ora in avanti ci terrà compagnia per tutto il resto del viaggio.

L’autista (Daniel) che ci accompagna dall’aeroporto di Trelew a Puerto Madryn, 67 km più a nord percorrendo la Ruta Nacional n°3, ci spiega che questa è una zona in cui avvengono molti incidenti stradali, causati perlopiù dalla monotonia del panorama, dalla strada diritta e senza curve e dall’apparente facilità di guida che allenta la necessaria concentrazione. Gli abitanti del posto definiscono ironicamente gli automobilisti clientes celestiales (clienti del cielo). Ai lati della strada incrociamo diversi altarini contenenti icone religiose e circondati da tantissime bottiglie di plastica piene d’acqua. Chiedo informazioni e mi dice che la maggior parte degli altari è dedicato alla figura della Difunta Correa, una santa venerata dal popolo argentino che però non viene riconosciuta come tale dalla chiesa cattolica di Roma. Facciamo intanto la conoscenza con un primo animale autoctono: avvistiamo infatti dei cuccioli di choika, un uccello che proviene dalla famiglia del ñandù (struzzo).

In questi primi giorni ho visto più Fiat 600 del vecchio modello anni ’60 qui in Argentina che negli ultimi trent’anni in Italia. Da piccolo la Fiat 600 era la “mia” macchina per eccellenza e tuttora mi affascina molto toccarla e vederla da vicino. Sono conservate bene e la carrozzeria è sempre in buono stato. In Patagonia ci sono diverse strade sterrate e per proteggere i vetri dei veicoli dai sassi viene installata sul  parabrezza una rete metallica protettiva a maglie abbastanza strette.

Sfruttiamo il pomeriggio libero a nostra disposizione per fare una bella passeggiata sul lungomare, mentre la gente del posto ed i turisti si divertono in spiaggia e fanno il bagno nelle acque fredde dell’Oceano Atlantico.

 

Sabato, 17 Gennaio: Puerto Madryn

Giornata interamente dedicata all’escursione alla Pinguinera di Punta Tombo, a Gaiman ed a Trelew. La Pinguinera dista circa 180 km direzione sud da Puerto Madryn e fino a Trelew percorriamo la Ruta Nacional n°3 in asfalto, una volta fuori città svoltiamo a sinistra sulla Ruta Provincial n°1 in sterrato che ci porta fino alla riserva situata proprio a ridosso della costa. Durante il tragitto, la guida Armando, ci da alcune informazioni sul territorio che stiamo visitando. Ne riporto alcune qui sotto, anche se la mia conoscenza imperfetta dello spagnolo potrebbe aver “alterato” qualche dato.

In Patagonia le correnti atmosferiche sono cicloniche mentre dai noi sono anticicloniche. A conferma di quello che dice, Armando ci consiglia di osservare attentamente l’acqua del lavandino quando scende nello scarico: il vortice che si forma gira in senso orario mentre a casa nostra gira in senso contrario.

La Patagonia è una regione desertica nella quale crescono solo arbusti ed erba spinifex. "Sapete qual'è la causa principale della mancanza di vegetazione?" ci chiede Armando. "Non piove mai" gli rispondiamo noi da bravi scolaretti, "e di chi è la colpa?" ci incalza lui. Della Cordillera delle Ande. Tutte le perturbazioni che provengono dall'Oceano Pacifico infatti, trovano un ostacolo insormontabile nella catena montuosa Andina e così mentre il Cile è un paese molto piovoso la regione patagonica è arida e secca.

Il campo agricolo si chiama legua. La legua è un’antica unità di misura che esprime la distanza che una persona a piedi o un cavallo può percorrere in un’ora. In Argentina la legua misura 5 km e quindi gli appezzamenti di terreno standard misurano 5 x 5 km (per un totale di 2.500 ettari). Il costo di un ettaro di terreno varia da 4 a 20 US$ (dollari statunitensi), la differenza di prezzo è dovuta alla posizione, da quanto bestiame può contenere e dalla quantità e qualità di vegetazione che ci cresce dentro.

Le pecore producono circa 4 kg di lana l’anno, tenendo conto che la lana è valutata circa 6 US$ al kg e le spese incidono per circa il 50% del ricavato, una famiglia per vivere in maniera dignitosa deve possedere almeno 5.000 capi di bestiame.

Mentre ci stiamo approssimando alla riserva vediamo sul ciglio della strada un branco di guanachi intenti a pascolare, camelidi della stessa famiglia dei lama (llama in spagnolo). Nella riserva faunistica camminiamo a contatto con i pinguini seguendo dei percorsi segnalati, osserviamo da vicino le attività che svolgono ed apprezziamo la cura con cui custodiscono i nidi ed i cuccioli. Il pinguino di Magellano è una delle 17 specie esistenti ed è la più importante tra quelle che vivono nelle zone sub - antartiche. Un pinguino adulto misura circa 50 cm di altezza e pesa all’incirca 5 kg. I maschi arrivano nella riserva di Punta Tombo all’inizio di settembre per pulire e  restaurare il nido costruito gli anni precedenti. Il nido non è altro che un buco scavato nel terreno che ha il compito di proteggere prima le uova e poi i piccoli dai predatori e dalle intemperie del tempo. Una settimana dopo l’arrivo dei maschi arrivano le femmine e ricompongono ogni anno le stesse coppie. I pinguini infatti sono fedeli e non scindono mai la coppia se non per cause di forza maggiore (decesso). In ottobre le femmine depongono due uova: nell’ambito della coppia i primi a covare sono i maschi mentre le femmine vanno in mare aperto alla ricerca di pesce per nutrirsi. In novembre le uova si schiudono e nascono i cuccioli. Tra gennaio e febbraio i piccoli escono dal nido e cambiano il piumaggio, in marzo anche gli adulti fanno la muta. Tra marzo ed aprile i piccoli prendono confidenza con l’acqua ed imparano a nuotare, poi una volta sicuri seguendo le correnti dell’Oceano emigrano verso i mari dell’America settentrionale. Gli adulti invece rimangono nella colonia fino al mese d’aprile prima di emigrare a loro volta verso nord. In quel momento le coppie si sciolgono fino al mese di settembre successivo.

Terminata l’escursione alla riserva prendiamo la Ruta Provincial n°25 e ci dirigiamo a Gaiman, antica colonia gallese che conserva tuttora la cultura e le tradizioni della terra d’origine. Il paesino è un’oasi in pieno deserto grazie alle acque del Rio Chubut che lo bagnano. I primi coloni arrivarono qui nel 1865 per fuggire alla feroce occupazione inglese. La colonia fu visitata nel 1995 da sua altezza Lady Diana Spencer Principessa di Galles. Nelle “House of tea” si assaggiano diverse miscele di the e si possono gustare deliziose torte e dolci della tradizione celtica fatti in casa. Noi visitiamo la casa Ty te Caerdydd situata in Chacra 202.

Terminata la merenda riprendiamo la strada alla volta di Trelew. Dopo una breve passeggiata in città visitiamo il museo paleontologico situato in Avenida Fontana 140, che con nostro grande stupore è dedicato al friulano Egidio Feruglio, dottore in Scienze Naturali laureatosi all’Università di Firenze, nato a Feletto Umberto (Udine) il 1 Settembre 1897 e trasferitosi in Argentina nel 1925 con la qualifica di geologo per la Direzione di Giacimenti Petroliferi Fiscali (oggi YPF). Realizzò numerosi studi sulla paleontologia specialmente in Patagonia, facendo uso di fossili per risolvere numerosi problemi geologici. Riccardo se la sta proprio godendo, è entusiasta ed affascinato da quello che vede tanto da meritarsi un bacio da una guida del museo. Questa visita non era prevista nel nostro programma originale ma siamo proprio contenti di averla fatta.

Abbiamo trascorso una giornata meravigliosa ed anche se siamo stanchi, andiamo a festeggiare al ristorante Antigua Patagonia, situato in Avenida Roque Saez Peña e Mitre dove gustiamo un buon cordero patagonico (agnello) cucinato alla brace.

 

Domenica, 18 Gennaio: Puerto Madryn

Approfittando della mattinata di relax, Elisabetta va dal parrucchiere. A suo dire è il più bravo che abbia mai incontrato ma, secondo me, solo perché è figo (capello biondo lungo, occhi chiari, accoglie le donne con un baciamano, ha visitato il nostro paese, ci siamo intesi no?). Nei locali le televisioni sono sintonizzate sulle partite del campionato italiano di calcio che qui vengono trasmesse in diretta, e dalle immagini apprendiamo che nel nord Italia sta nevicando copiosamente.

All’improvviso si alza un forte vento fresco da sud che contrasta con il clima secco e torrido della città. La temperatura si abbassa velocemente e bisogna indossare un maglioncino di lana per ripararsi dal freddo.

Puerto Madryn è un importante polo industriale e grazie a questo si è sviluppata nel secondo dopoguerra. Le industrie situate alla periferia della città lavorano materie prime quali l’alluminio ed il porfido; un ruolo importante inoltre lo riveste l’industria ittica, soprattutto per la lavorazione dei langostinos (gamberetti) che vengono poi esportati in tutto il mondo. Ed allora andiamo a conoscerli questi gamberetti. Scegliamo la cucina della Cantina El Nautico, situata in Avenida Roca 790. Ordiniamo i langostinos con ajillo al forno, che vengono serviti in una ciotola di terracotta ben riscaldata, accompagnati da una salsa gialla alla maionese e crostini di pane, ai quali noi aggiungiamo un buon Sauvignon mendozino della Bodega Valentin Bianchi.

 

Lunedì, 19 Gennaio: Puerto Madryn

Come da programma dedichiamo l’intera giornata all’escursione alla Peninsula de Valdès ed alle ore 8.30 l’autista Gabriel viene a prelevarci in hotel con il pulmino. L’ingresso alla riserva naturale, dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco, si trova a circa 70 km direzione nord da Puerto Madryn. Lungo il tragitto avvistiamo alcuni animali autoctoni quali i guanachi e le choike, oltre a qualche gregge di pecore. Per arrivare al centro visitatori situato a metà dell’istmo Carlos Ameghino, si percorrono prima la Ruta Provincial n°1 e poi la Ruta Provincial n°2 in asfalto, quindi una volta lasciati sulla destra il Golfo Nuevo e sulla sinistra il Golfo de San Josè e la Isla de los Pajaros, ci incamminiamo con il furgone per una pista sterrata che ci permette di girare la penisola in senso orario. Durante il tragitto la guida Clara, ci da alcune informazioni sulle specie faunistiche che andremo ad ammirare durante l’escursione.

La prima sosta la facciamo a Punta Norte dove c’è una grande colonia di leoni marini. E’ una delle tre specie di pinnipedi che vive e si riproduce in Patagonia. La colorazione del pelo è di diverse tonalità di marrone ed i maschi di solito sono più scuri rispetto alle femmine. Il maschio misura fino a 2,30 metri di lunghezza e pesa all’incirca 300 kg, mentre la femmina misura fino a 1,80 metri e può pesare dai 100 ai 140 kg. Vivono in colonie governate da un maschio dominante il quale si arroga il diritto di accoppiarsi con tutte le femmine del branco. In questa spiaggia affacciata sull’Oceano Atlantico i leoni marini vivono nel costante pericolo degli attacchi a volte mortali delle orche.

La seconda tappa prevede la sosta presso l’Estancia La Elvira a Caleta Valdes. E’ da poco passato mezzogiorno e quindi facciamo un veloce spuntino a base di verdure grigliate ed empanadas di carne. In questa zona le raffiche di vento sono particolarmente violente, tanto che ho più di una perplessità nell’avventurarmi sopra le falesie per ammirare la colonia di elefanti marini sottostante. Gli elefanti a differenza dei leoni hanno il pelo di colore grigio, vivono anche loro in colonie formate da circa 150 femmine (hembras) ed un maschio (macho) dominante. I maschi dominanti passano la maggior parte del tempo ad accudire le femmine, a riposare e durante la stagione degli amori ad accoppiarsi. Bella vita direte voi. Non è proprio così. In realtà devono fare la guardia all’harem e difenderlo dagli attacchi dei maschi più giovani, i quali cercano in tutte le maniere di violarlo per accoppiarsi con le femmine. Nell’eventualità ci riescano diventerebbero automaticamente il maschio dominante dell’intera colonia, spodestando di fatto il vecchio capo. Le lotte per la supremazia del branco sono molto violente. Prima di diventare adulto e battersi, un maschio deve avere almeno 6 anni d’età e sviluppare la dentatura. Le femmine invece possono accoppiarsi già all’età di due anni ed il periodo di gestazione dura circa 11 mesi. Un maschio adulto raggiunge una lunghezza di 5 metri e pesa all’incirca 3 tonnellate mentre le femmine possono misurare fino a 3 metri e raggiungere un peso che varia tra i 500 ed i 900 kg. Lasciata Caleta Valdes facciamo una breve sosta per ammirare un piccola colonia di pinguini di magellano che si trovano sul ciglio della strada per poi dirigerci verso Puerto Piramide ultima tappa della nostra escursione.

Il villaggio è l’unico sito abitato della penisola. Da qui partono le escursioni per l’avvistaggio delle balene franco australi che però in questo periodo dell’anno sono già migrate verso le acque del nord. Vogliamo sdraiarci un po’ in spiaggia per rifare l’abbronzatura ma i raggi del sole sono talmente violenti che è quasi impossibile esporsi. All'ombra di una casa, seduto sui gradini di una scala in cemento, c'è un uomo anziano che prepara con cura e passione il mate, la bevanda nazionale degli argentini. Si prepara così: si riempie di erba mate in polvere un piccolo recipiente in legno che si chiama bombilla, si aggiunge acqua bollente, si infila nell’impasto una cannuccia di metallo e poi, tra una chiacchiera e l’altra, si assapora la tisana a piccoli sorsi. Gli argentini girano quasi sempre con scorte di acqua calda in appositi thermos oppure la acquistano nelle bancarelle dei venditori ambulanti. Il vecchio si accorge che lo sto osservando attentamente e mi chiede: “Ya lo probaste?”. “Jamàs” gli rispondo io. “Quieres?” mi dice lui allungando la bombilla verso di me. “Ojalà” gli rispondo io mentre con la mano destra afferro il recipiente ed aspiro alcuni sorsi della tisana. Il primo impatto non è positivo, il mate infatti ha un sapore aspro di foraggio stagionato, un sapore che non mi è famigliare.

Anche oggi abbiamo trascorso una bellissima giornata, una di quelle che ti rimangono “dentro” per tutta la vita. Per festeggiarla degnamente decidiamo di investire anche stasera il budget a nostra disposizione per la cena nella Cantina El Nautico, dove mangiamo probabilmente il miglior Bife de lomo (filetto di manzo) di tutto il viaggio.

 

Martedi, 20 Gennaio: Puerto Madryn - Comodoro Rivadavia.

Alle ore 9.30, con 40 minuti di ritardo sulla tabella di marcia prevista, il bus della ditta Adensmar lascia la stazione delle corriere di Puerto Madryn con destinazione  Comodoro Rivadavia. Dopo un centinaio di chilometri facciamo a Rawson l’unica fermata del viaggio, per poi proseguire il cammino in un paesaggio formato da arbusti secchi, ciuffi di erba spinifex e terra di colore ocra. Durante il tragitto che dura all’incirca 6 ore, ci viene servito il pranzo a bordo a base di spaghetti al ragù, un pezzo di pane, alfajores come dessert e bevande analcoliche. Siamo circondati dal nulla più assoluto, di tanto in tanto scorgiamo qualche capo di bestiame isolato, per lo più pecore. Questo è il vero fascino della Patagonia! Immergendosi in questa realtà ogni essere umano ha la possibilità di pensare, riflettere e sognare in silenzio, di apprezzare e valorizzare le cose da un’altra prospettiva rispetto al solito. All’improvviso si alza una violenta tempesta di vento e sabbia; sinceramente non so come l’autista riesca a guidare in queste condizioni proibitive dato che la visibilità è ridotta al limite ed il pullmann sbanda di frequente sotto le forti folate di vento.

Alle ore 15.30 arriviamo a destinazione. Dopo esserci sistemati in hotel, facciamo una lunga passeggiata a piedi ed andiamo in una agenzia per organizzare la giornata di domani che è completamente libera da impegni. Decidiamo così di mettere in programma un city tour per il pomeriggio.

Prime considerazioni sulla città:

- La maggioranza della popolazione ha tratti somatici “europei” mentre nelle altre località della Patagonia la gente ha la carnagione più scura e tradisce origini indigene.

- Al calar del sole bisogna indossare il giaccone pesante in quanto la temperatura cala bruscamente e fa freddo.

Consumiamo la cena al ristorante La Rastra situato in Avenida Rivadavia 348, dove gustiamo la specialità tipica della regione: il cordero. Viene cucinato in diversi modi: al forno, in padella o alla brace, che è il nostro preferito. Il cameriere ci dice che per portalo a cottura bisogna esporlo al calore del fuoco per circa tre ore. Ne mangiamo uno veramente squisito sul quale spalmiamo con un pennellino la tipica salsa argentina: il chimichurri.

 

Mercoledì, 21 Gennaio: Comodoro Rivadavia

Appena sveglio mi sporgo dalla finestra della camera ed ammiro un cielo limpido e bellissimo. Dopo aver consumato la colazione, probabilmente la più ricca del viaggio, all’improvviso incominciamo a sentire i primi sintomi di un’infezione all’apparato gastro intestinale. Elisabetta è sicuramente quella messa peggio però anche Riccardo ed io non ce la passiamo bene. In queste condizioni non ci resta che sederci sui divani nella hall dell’hotel per riposare un po’ e cercare di recuperare le forze.

Alle ore 16.00 arriva l’addetto dell’agenzia (Hernàn) a prelevarci per il city tour. Percorriamo l’Avenida Rivadavia, l’Avenida San Martin e poi andiamo al molo situato in centro città dove ammiriamo da vicino una colonia di leoni marini che da alcuni anni si sono stabiliti qui. La storia di Comodoro Rivadavia merita di essere raccontata. All’inizio del secolo scorso, mentre stavano trivellando il terreno in prossimità della città alla ricerca di una falda acquifera, trovarono il petrolio. Era il 13 Dicembre del 1907. Da quel giorno, com’è facile immaginare, il destino della città è cambiato completamente. Da piccola cittadina sperduta in una terra ostile è diventata una città che offre lavoro, benessere e ricchezza. A tutt’oggi nel sottosuolo della città non vi è traccia di acqua potabile e tuttora viene trasportata qui grazie a condotte di tubo dalla località di Sarmiento, situata nell’entroterra a circa 150 km di distanza. Grazie allo sviluppo industriale ed alla crescente domanda di manodopera, in città sono arrivati a lavorare molti cileni e boliviani. Proseguiamo il giro raggiungendo i 212 metri slm del Cerro Chenque, da dove ammiriamo una vista panoramica del mare, della città e della meseta che la circonda. Per sfruttare l’energia pulita prodotta dal vento, quassù hanno installato un parco eolico che attualmente produce energia utile a coprire il 12% del fabbisogno annuo dell’intera città. Continuiamo il tour visitando prima la zona industriale e poi il lungomare. Scendiamo dal pulmino e facciamo un giro in spiaggia, che qui è formata da sassi e non da sabbia; la gente del luogo mi dice che in questo periodo la temperatura dell’acqua è molto bassa anche se siamo in piena estate (circa 10 °C), mentre d’inverno è più calda anche di 7-8 °C.

Alle ore 23.00 arriva l’autista Hugo per accompagnarci all’aeroporto General Mosconi.

 

Giovedì, 22 Gennaio: Comodoro Rivadavia – Rio Gallegos - El Calafate

Arriviamo in aeroporto e sbrighiamo le formalità di check in. In fase di emissione della carta d’imbarco l’impiegato della compagnia aerea scopre che l’agenzia ha sbagliato la data del volo. Fortunatamente l’aereo non è al completo e così ci fanno salire senza problemi. Alle ore 00.50 decolla il volo della Southern Winds (A4 6230) con destinazione Rio Gallegos che dura all’incirca un’ora.

Rio Gallegos è la capitale della Provincia di Santa Cruz e conta circa 80.000 abitanti. Dal panorama che ci circonda capiamo subito che ci troviamo a latitudini sempre più basse ed in pieno deserto patagonico, gli arbusti incominciano a scarseggiare lasciando spazio solo a bassi ciuffi di erba spinifex.

La salute intanto va leggermente meglio anche se la giornata difficile di ieri e le poche ore di riposo notturno, non ci permettono ancora di recuperare completamente le forze. Mentre attendiamo il taxi per andare alla stazione delle corriere, dalle vetrate dell’hotel assistiamo alla cattura di alcuni cani randagi con il lazzo da parte dei funzionari del canile comunale.

Alle ore 9.30 siamo al terminal dei bus e ci imbarchiamo sull’automezzo della ditta Taqsa che ci condurrà ad El Calafate dopo 315 km. Il viaggio dura circa 5 ore e mezza e durante il tragitto facciamo solo una sosta in un’area di servizio. Non tutta la strada che conduce alla città che si trova alla pendici delle Ande è asfaltata, ci sono dei tratti in sterrato nei quali il mezzo fa realmente fatica ad andare avanti. Lungo la strada incontriamo diversi cantieri aperti in quanto stanno potenziando le infrastrutture che conducono in questa zona di grande rilevanza turistica.

In passato El Calafate ebbe la funzione di caravanserraglio per i commercianti  di passaggio, che andavano sulla costa atlantica a vendere i loro prodotti. Adesso invece è il punto di partenza per i turisti che vogliono visitare il Parque Nacional de los Glaciares e per quelli che devono raggiungere la località di El Chalten, campo base alle pendici dei famosi Cerro Fitz Roy (3.405 metri slm) e Cerro Torre (3.102 metri slm).

A queste latitudini durante l’estate il sole tramonta sempre dopo le ore 22.00.

 

Venerdì, 23 Gennaio: El Calafate

Oggi ci apprestiamo a vivere una delle giornate più significative del nostro intero viaggio, infatti andiamo a visitare il ghiacciaio Perito Moreno. Alle ore 8.00 lasciamo la città con destinazione Parque Nacional de los Glaciares, dichiarato patrimonio naturale dell’umanità dall’Unesco nel 1981. Il parco dista circa 80 km da El Calafate dei quali i primi 54 sono in strada asfaltata mentre i restanti 26 sono in pista sterrata. Lasciata  la cittadina, sulla nostra destra ammiriamo le acque azzurre del Lago Argentino con la Bahìa Redonda. Una volta entrati nel parco il paesaggio cambia radicalmente: dalla steppa patagonica passiamo ad una fitta vegetazione di alberi appartenenti alla famiglia dei notofagus (ñires, guindos, lengas). Alcuni chilometri prima di arrivare a destinazione, sulle note dell’Ave Maria di Bocelli il bus si ferma in uno slargo chiamato Curva de los Suspirios, un lookout dal quale si intravede per la prima volta il Perito Moreno, anche se da lontano. Proseguiamo il tragitto ed arriviamo al Puerto Bajo de las Sombras da dove partono le escursioni in catamarano nel Brazo Rico. La navigazione dura all’incirca un’ora e ci permette di ammirare da vicino la parete Sud del ghiacciaio. Rimaniamo estasiati da quello che vediamo, la parete è alta tra i 60 e gli 80 metri e presenta diverse tonalità d’azzurro, celeste e bianco. Il ghiacciaio ha una larghezza di oltre 5 km ed una profondità di circa 25 km. Terminata la navigazione riprendiamo il pullmann e ci trasferiamo al punto di ristoro del Brazo Rico, dove consumiamo uno spuntino a base di sandwich prima di continuare la visita alla parete nord. Imbocchiamo le passerelle in legno e ci fermiamo ai vari mirador per contemplare la bellezza della natura che ci sta di fronte. Il silenzio in questi casi vale più di mille parole. Crostoni di ghiaccio si staccano dalla parete e sprofondano nelle acque piatte del lago, emettendo un rumore tetro ed assordante.

 

Sabato, 24 Gennaio: El Calafate

Apro la giornata con alcune considerazioni su El Calafate. Come nelle altre città della Patagonia che fin qui abbiamo visitato, si vedono per strada diversi cani randagi che girano in branchi alla continua ricerca di cibo. Davanti alle abitazioni i sacchetti della spazzatura vengono lasciati in appositi contenitori di metallo posti ad altezza d’uomo. Usano questo accorgimento proprio per evitare che i cani rompano i sacchetti e la spazzatura si riversi sui marciapiedi o nei giardini.

Sulla via principale, l’alberata Avenida Libertador General San Martin, ci sono diverse botteghe artigianali che vendono cioccolato. Ne fanno di diversi tipi: al gusto di menta, al gusto di caffè irlandese ed al gusto di avellanedas. Oltre al cioccolato producono anche marmellate e liquori fatti con il frutto locale, il Calafate, una specie di mirtillo blu che cresce sugli arbusti da cui prende il nome la cittadina. Il frutto matura proprio in questo periodo dell’anno.

I fiori di camomilla crescono liberamente dappertutto ed emanano un forte profumo che mi ricorda mia nonna. Coltivava la camomilla nell’orto e dopo il raccolto la metteva ad essiccare al sole su uno spiazzo in cemento nel cortile della nostra casa.

Approfittiamo del sole del pomeriggio per fare una visita di un paio d’ore nella riserva faunistica della Laguna Nimez, situata appena fuori del centro abitato proprio ai bordi del Lago Argentino. Nella riserva si possono ammirare diverse specie di uccelli che vivono in questo particolare ecosistema.

 

Domenica, 25 Gennaio: El Calafate – Ushuaia

La giornata è piuttosto fredda e poco invitante per fare passeggiare all’aria aperta. Qui la stagione turistica dura da Novembre a Marzo e non penso si prolunghi oltre in quanto le condizioni atmosferiche diventano proibitive.

Alle ore 16.50 è previsto il decollo del volo Aerolineas Argentinas (AR 1895) che ci porterà ad Ushuaia in circa un’ora. L’Aeroporto Internacional El Calafate è stato inaugurato nel 2000 e fu costruito con l’utilizzo di pietre tipiche della zona. Lo scalo è funzionale anche se è già troppo piccolo per fare fronte ai numerosi voli giornalieri. Fino a quattro anni fa infatti a El Calafate arrivavano non più di 20.000 turisti l’anno mentre ne prevedono ben 240.000 solo nella stagione turistica in corso. Gli inservienti della compagnia aerea intanto ci stanno cercando attraverso gli altoparlanti e così scopriamo con piacere che grazie ad un upgrade viaggiamo in business class. Veniamo accolti nella lussuosa sala Vip dell’aeroporto dove prima di partire ci offrono un calice di champagne Moet Chandon. La Terra del Fuoco dall’alto è bellissima, un labirinto di mare, baie, fiordi e isolotti. Chiedo alla hostess se la rotta che stiamo seguendo sorvola il Cile. La domanda la trova impreparata e quindi chiede chiarimenti al Capitano: mi dice che il velivolo può sorvolare esclusivamente lo spazio aereo argentino. Nonostante sia piena estate le cime delle montagne sono ancora innevate ed Ushuaia si presenta sotto di noi con le sue casette in legno dai tetti spioventi e colorati.

Per uscire dalla sala arrivi dell’aeroporto Islas Malvinas veniamo fatti passare sopra un tappeto umido per disinfettare le scarpe, misura preventiva adottata dal sistema sanitario per difendere l’ecosistema locale. Preso possesso della camera in hotel, usciamo a piedi in centro per prendere contatto con la città. Osservo il cielo e mi accorgo che le nubi si spostano velocemente tanto che nel giro di un paio d’ore passiamo dal sole alla pioggia e viceversa. Durante l’anno ci sono solo 8 giorni pieni di sole e durante l’inverno la temperatura scende fino a meno 21 °C (dato riferito all’inverno 2003). Ushuaia è la città più australe del mondo ed è situata ad una Latitudine di 54° 46’ Sud.

Per cena decidiamo di provare la specialità locale: la centolla (granchio).

 

Lunedì, 26 Gennaio: Ushuaia

Dedichiamo la mattinata di oggi alla visita del parco nazionale della Terra del Fuoco. L’escursione ha inizio con la corsa sul treno Austral Fueguino chiamato anche Trencito de los Presos. La stazione è situata a circa 8 km dal centro città. Ushuaia è nata come colonia penale e da qui partivano i prigionieri per andare a lavorare il legname nel bosco. Il percorso si sviluppa attraverso la vallata del Rio Pipo; ci fermiamo per una prima sosta alle cascate Macarena e poi, nel tratto finale del percorso, facciamo finalmente ingresso nel parco nazionale vero e proprio. Fuori dalla stazione d’arrivo troviamo il pullmann dell’agenzia ad attenderci e dopo aver attraversato un fitto bosco di lengas, ñires y guindos giungiamo a Bahìa Ensenada, da dove si ammira un bellissimo panorama del Canale di Beagle e dell’Isla Redonda. Di fronte a noi abbiamo il territorio cileno. In una piccola casetta in legno c’è un ufficio turistico nel quale al prezzo di 3 pesos ci annullano il passaporto con il timbro de la Fin del Mundo. Ripartiamo alla volta del Lago Roca dove consumiamo lo spuntino di metà giornata. Nel fitto della boscaglia intravedo dapprima un coniglio e poi la volpe rossa (zorro colorado). Prendiamo la Ruta Nacional n°3 e ci trasferiamo a Bahìa Lapataia (che in lingua indigena yamanà significa “bel bosco”) dove abbiamo la possibilità di vedere  una diga costruita in pezzi di legno da quei grandi ingegneri che sono i castori, quindi dopo una camminata nel bosco arriviamo su uno spiazzo in terra battuta dove hanno piantato nel terreno un pannello in legno che segnala con una scritta gialla: “Aquì finaliza la RN3”. In pratica siamo arrivati alla fine del mondo.

Alcuni appunti sulla fauna del parco: gli animali autoctoni sono il guanaco, il kaiken (oca), il cormorano, il gabbiano e la volpe rossa. Gli animali importati invece sono il coniglio europeo, il castoro e la trota australe (alcune arrivano a pesare fino a 12 - 13 kg). Un cenno la merita la storia del castoro: alcuni anni fa importarono dal Canada 25 coppie con l’intenzione di avviare l’industria della pelliccia. L’investimento fortunatamente si rivelò ben presto sbagliato perché la pelliccia degli animali non aveva la stessa qualità di quella canadese. I castori allora furono liberati nel bosco in prossimità del Lago Fagnano ed in breve tempo si moltiplicarono tanto che oggi si contano all’incirca 50.000 unità, in pratica un castoro per ogni abitante di Ushuaia. Essendo il castoro un animale dannoso per l’ecosistema, la municipalità ha messo una taglia di 5 pesos per ogni capo catturato. L’iniziativa però non ha avuto successo sia perché il castoro è un animale molto difficile da catturare, sia perché la ricompensa promessa è stata ritenuta troppo bassa. La carne inoltre non è commestibile per l’uomo e nella Terra del Fuoco non vivono i suoi predatori più agguerriti e cioè l’orso bruno ed il lupo.

Alle ore 13.30 facciamo rientro in città ed andiamo a visitare i musei Marìtimo e del Presidio. L’edificio dell’ex carcere contiene entrambe le strutture che, una volta visitate, risultano molto importanti per capire ed apprendere la storia e lo sviluppo della città. Se il museo Marìtimo ci offre documenti ed immagini sulla storia della navigazione, sulla costruzione delle imbarcazioni, sulla fauna locale, sui cercatori d’oro, sui pionieri e sui primi abitanti del luogo, il museo del Presidio penale ci racconta la lugubre storia della Càrcel de Reincidentes dove venivano internati i prigionieri più pericolosi del paese. In pratica Ushuaia rappresentò per l’Argentina quello che la Cayenna rappresentò per la Francia o l’Australia per la Gran Bretagna.

 

Martedi, 27 Gennaio: Ushuaia

Alle ore 9.00 ci rechiamo al molo turistico luogo di ritrovo dei passeggeri che hanno in programma come noi l’escursione nel canale di Beagle che prende il nome dal brigantino capitanato dal comandante Robert Fitz Roy. Ci imbarchiamo sul catamarano Luciano Beta e poco dopo salpiamo in direzione sud est proprio mentre un arcobaleno fa capolino tra le nuvole. Costeggiamo la costa est del canale, circumnavighiamo l’isolotto con il faro Les Eclaireurs, raggiungiamo la Isla de los Pajaros e la Isla de los Lobos entrambe appartenenti all’arcipelago delle isole Bridges; sui piccoli isolotti hanno trovato rifugio una colonia di cormorani ed una di leoni marini. Il tempo è in continua evoluzione ed il mare è molto mosso, forti raffiche di vento freddo da sud colpiscono l’imbarcazione. Per scattare alcune foto all’esterno devo distendermi sul pavimento in legno del ponte, tenermi con la mano sinistra alle corde di ancoraggio e con l’altra premere il pulsante dell’otturatore della macchina fotografica.

Le condizioni meteorologiche cambiano ancora ed al nostro rientro sulla terra ferma splende il sole, tanto che togliamo il maglione e rimaniamo con le t-shirt a maniche corte. Approfittiamo dei buoni cioccolata che ci hanno regalato sul catamarano per fare visita ad una pasticceria del centro dove consumiamo uno spuntino a base di cioccolata calda ed assaggini di torta.

Dedichiamo il pomeriggio alla visita del museo de la Fin del Mundo ubicato in Avenida Maipù 173, dove sono esposti reperti archeologici, fotografie, riproduzioni fedeli di utensili, testi scritti che descrivono la storia etnografica e biologica della Terra del Fuoco.

Stanno calando le prime ombre della sera, la città sotto di noi si sta pian piano illuminando e dalle vetrate dell’hotel, sulle note di One degli U2, ammiriamo uno splendido panorama della baia. In televisione intanto scorrono le immagini degli Australian Open di tennis che sono in corso di svolgimento in questi giorni sui campi del Flinders Park di Melbourne. Dopo alcuni tentativi andati a vuoto riesco finalmente a vedere la Croce del Sud. In un primo momento la notte non mi sembrava propizia, poi le nuvole si sono finalmente diradate e quindi ho potuto osservare il cielo indisturbato.

 

Mercoledì, 28 Gennaio: Ushuaia.

Inizio il racconto della giornata con una gustosa ed imbarazzante scenetta di cui sono stato protagonista a colazione. Ci accomodiamo al tavolo, la cameriera viene a prendere l’ordinazione e mi dice: “Desculpe señor, pero no tengo facturas”. In Argentina le facturas sono le brioche, però io non lo sapevo. Le rispondo: “La factura ya la cobrè” (la fattura l’ho già pagata). La signora si accorge subito della mia gaffe e mi dice che non intendeva “quel” tipo di fattura bensì i dolci per la colazione. Non ci resta che fare una risata tutti insieme.

Alle ore 8.15 la guida Claudia passa a prenderci in hotel in quanto oggi abbiamo in programma l’escursione ai Laghi Escondido e Fagnano. Il tempo è brutto, piove a dirotto e questo indubbiamente incide sulla buona riuscita della giornata. Il lago Escondido si trova sulle Ande Fueguine, 60 km a nord di Ushuaia proprio alle pendici del Passo Garibaldi, dal quale scendiamo a piedi per una mulattiera. Arrivati a valle consumiamo un sandwich e riprendiamo la Ruta Nacional n°3 che in 36 km ci porta al lago Fagnano, uno dei più estesi al mondo. Per fortuna ha smesso di piovere ed il sole sta cercando di intrufolarsi tra le nuvole. Facciamo una lunga passeggiata sulla riva e poi ci fermiamo a conversare con un’anziana signora che in compagnia della nipote fa parte della nostra comitiva. Mi chiede di dove sono e quando gli dico che abito in Friuli mi dice che suo marito era un esule istriano.

Rientrati ad Ushuaia andiamo a fare un’ultima passeggiata in centro. Come nella gran parte delle città del paese anche qui c’è un monumento in onore dei caduti nella guerra delle isole Malvinas (Falkland). Le basi militari argentine si trovavano sulla costa atlantica e da quanto mi dicono, la gente di notte rimaneva nelle case al buio per paura delle rappresaglie dell’aviazione inglese. Sul monumento che si trova nel Parque Malvinas, proprio di fronte al Canale di Beagle, c’è scritto a caratteri cubitali un patriottico Volveremos! (torneremo).

foto: ghiacciaio Perito Moreno (Patagonia, Argentina)

 

Giovedì, 29 Gennaio: Ushuaia – Buenos Aires

Alle ore 9.20 lasciamo l’aeroporto Islas Malvinas con il volo Aerolineas Argentinas (AR 2821) e dopo 3 ore e 20 minuti atterriamo all’Aeroparque Jorge Newberry di Buenos Aires. Nella capitale fa molto caldo e la temperatura sfiora i 35 °C. Decidiamo di trascorrere le ultime ore in città passeggiando per le vie del centro; in Avenida de Mayo prima incrociamo una manifestazione sindacale e poi decidiamo di fermarci per una sosta nello storico Caffè Tortoni, uno dei locali più importanti della capitale federale. Riprendiamo il nostro tragitto e visitiamo Plaza de Mayo, il Cabildo, la Cattedrale e la Casa Rosada.

Oggi è il giorno 29 del mese e come da tradizione qui in Argentina si mangiano gli gnocchi, come ci ricordano i cartelli esposti fuori dalle porte dei ristoranti.

Per cena decidiamo di andare in uno dei locali di Puerto Madero e precisamente nel ristorante Cabaña Las Lilas, indicatomi da più persone come una delle migliori parrilla di Buenos Aires. E’ un ottimo locale, lo si nota anche dagli avventori che arrivano su macchine lussuose guidate da un autista. Siccome non abbiamo prenotato, alla reception si scusano con noi e ci dicono che dobbiamo attendere circa 20 minuti prima che si liberi un posto. Nell’attesa ci servono delle empanadas di carne con un aperitivo. Si libera un tavolo proprio sul lungofiume, mangiamo all’aperto e si sta benissimo. Il servizio è di ottima qualità, mangiamo carne e non poteva essere altrimenti, Elisabetta e Riccardo optano per il Bife de lomo mentre io scelgo un Asado de tira (costicine), che accompagniamo con un ottimo Cabernet Sauvignon Fond de Cave della Bodega Trapiche.

 

Venerdì, 30 Gennaio: Buenos Aires

Abbiamo trascorso una notte agitata causa il caldo afoso. Terminata la colazione Elisabetta e Riccardo vanno dal parrucchiere nel salone Talen, situato in Avenida Santa Fe 1167. Alle ore 11.00 arriva in hotel l’autista che ci porta all’aeroporto di Ezeiza dove alle ore 14.15 in punto, il volo dell’Iberia (IB 6842) lascia il suolo argentino e noi un paese in cui abbiamo lasciato un pezzetto del nostro cuore.

 

INFORMAZIONI UTILI:

Per precauzione a Buenos Aires è consigliato prendere solo i taxi che portano l’insegna Radio Taxi.

 

RINGRAZIAMENTI:

L’utente Marcos di Siviglia del forum in spagnolo della Lonely Planet per avermi consigliato l’agenzia di viaggi di Buenos Aires. Laura Tocalini, la responsabile dell’agenzia da cui abbiamo acquistato alcuni servizi. I compagni di avventura a Madrid Fulvio Cipriani ed i coniugi Adriana e Sandro Tognon. Gli amici Genoveffa e Primo Ferro per aver condiviso con noi alcune esperienze a Buenos Aires ed El Calafate. Gli autori dei diari di viaggio scaricati dal sito Turisti per Caso.

 

AUTORE: 

Stefano Tomada