Australia

IN GIRO PER L’AUSTRALIA ATTRAVERSO LE VIE DEI CANTI

foto: deserto dei Pinnacoli (Western Australia)

 

 

INTRODUZIONE: 

“….I miti aborigeni sulla creazione narrano di leggendarie creature totemiche che nel Tempo del Sogno avevano percorso in lungo e in largo il continente cantando il nome di ogni cosa in cui si imbattevano – uccelli, animali, piante, rocce, pozzi -, e col loro canto avevano fatto esistere il mondo….” (Bruce Chatwin, Le Vie dei Canti).

Anche la creazione del nostro viaggio viene da lontano e precisamente dal mese di Gennaio del 2004, quando al ritorno dal nostro primo viaggio in Argentina, mia moglie lanciò la sfida: “Se sono riuscita a fare un volo così lungo senza problemi, allora posso tranquillamente andare anche in Australia”.

 

LETTURE:

Il Cimitero del Batavia, Mike Dash

Le Vie dei Canti, Bruce Chatwin

In un paese bruciato dal sole, Bill Bryson

 

MUSICA:

REM

Euritmics

Rebecca Lavelle

Youth Group

 

PROGRAMMI TV:

Le Sorelle McLeod (McLeod’s Daughters)

 

PROGETTAZIONE DEL VIAGGIO:

Il viaggio è stato organizzato in autonomia ed il programma, impostato con i punti fermi dell’arrivo a Sydney e della partenza da Perth, è stato dapprima strutturato a blocchi di giornate per aree geografiche (Sydney, Red Centre, Top End, Broome e Perth), e successivamente a singole giornate all’interno di ogni blocco.

Un altro punto fermo del nostro viaggio è stato il “tour” itinerante in campervan nel Red Centre ed il Top End, sulle orme dei grandi esploratori John McDouall Stuart, Ernest Giles ed Alfred Gibson.

Non avendo avuto riscontri personali sul campo, l’itinerario è stato pianificato a tavolino tenendo conto dei tempi di trasferimento e degli operativi dei voli, cercando comunque di inserire all’interno di ogni blocco un giorno definito “jolly”, per prevenire qualsiasi evenienza o contrattempo.

L'anno prima inoltre, tra i mesi di Giugno e Luglio, avevo tenuto una statistica delle temperature, delle probabilità di pioggia e degli orari di alba e tramonto delle località che avremmo voluto visitare, scaricando i dati giornalmente dal sito dell’Ufficio Meteorologico Nazionale australiano.

Stanziato il budget a nostra disposizione, fissate le date, acquistati i biglietti dei voli intercontinentali ed alcuni voli interni tramite il Call Center della Qantas, non mi restava che prenotare il volo Darwin – Broome, noleggiare il campervan e trovare gli alloggi migliori per le nostre esigenze.

Oltre ai consigli ricevuti da alcuni amici viaggiatori che erano già stati sul posto, mi sono stati di grande aiuto alcuni siti istituzionali (Parchi Nazionali, Enti del Turismo dei vari stati) ed alcuni portali come Turisti per Caso, Vagabondo, Tripadvisor e Fuggire.it, nei quali ho raccolto importanti informazioni seguendo i forum e leggendo numerosi resoconti di viaggio. Con alcuni viaggiatori inoltre, sono stato in contatto via e-mail per specifiche richieste.

La fase di progettazione del viaggio, contando i tempi “morti”, mi ha impegnato per circa due anni, anche se la fase operativa vera e propria ha avuto inizio solo ad Ottobre 2007 con la prenotazione provvisoria dei voli. Questa fase è sempre molto coinvolgente ed impegnativa, richiede passione e diverse ore di studio; alcune volte ci si trova davanti a scelte dolorose su quali località visitare e quali no, però alla fine si viene sempre gratificati dal progetto che via via prende forma.

 

GUIDA:

Lonely Planet – Australia.

 

PERIODO:

Da sabato 21 Giugno a giovedì 17 Luglio 2008.

 

PARTECIPANTI:

Riccardo, Elisabetta e Stefano.

 

VOLI:

Trieste – Roma (operato da Alitalia, 1 ora e 10 minuti di volo)

Roma – Hong Kong (operato da Cathay Pacific, 12 ore e 15 minuti di volo)

Hong Kong – Sydney (operato da Qantas, 9 ore e 10 minuti di volo)

Sydney – Alice Springs (operato da Qantas, 3 ore e 20 minuti di volo)

Darwin – Broome con scalo intermedio a Kununurra (operato da Airnorth, 2 ore e 55 minuti di volo)

Broome – Perth (operato da Qantas, 2 ore e mezza di volo)

Perth – Hong Kong (operato da Qantas, 7 ore e 55 minuti di volo)

Hong Kong – Roma (operato da Cathay Pacific, 13 ore di volo)

Roma – Trieste (operato da Alitalia, 1 ora e 15 minuti di volo)

 

MEZZI DI TRASPORTO:

Come accennato nella sezione “Progettazione del viaggio”, abbiamo scelto di attraversare il Northern Territory in camper da Alice Springs a Darwin. Mi sono messo in contatto tramite e-mail con diverse compagnie di noleggio per avere un preventivo. Alcune di loro fanno capo ad un’unica organizzazione, la differenza tra l’una e l’altra sta esclusivamente nel livello di usura del mezzo e quindi nella diversa tariffa giornaliera di noleggio. Per un tragitto come il nostro, che prevede una località di check in diversa rispetto a quella di check out, è prevista una tassa aggiuntiva di “sola andata” (Oneway Fee). In previsione del “tour” avevo fatto la patente di guida internazionale, però al momento della sottoscrizione del contratto hanno tranquillamente accettato quella italiana.

 

ITINERARIO:

Giugno:    

21 Voli Trieste – Roma – Hong Kong

22 Volo Hong Kong – Sydney

23 Sydney

24 Sydney

25 Sydney

26 Sydney

27 Trasferimento in aereo Sydney – Alice Springs

28 Trasferimento in camper Alice Springs – Uluru (Ayers Rock) 450 km circa

29 Uluru

30 Uluru

 

Luglio:      

01 Trasferimento in camper Uluru – Alice Springs 450 km circa

02 Trasferimento in camper Alice Springs – Tennant Creek 510 km circa

03 Trasferimento in camper Tennant Creek – Mataranka 560 km circa

04 Trasferimento in camper Mataranka – Katherine 110 km

05 Trasferimento in camper Katherine – Cooinda Kakadu NP 360 km circa

06 Kakadu NP

07 Trasferimento in camper Kakadu NP – Darwin 260 km circa

08 Trasferimento in aereo Darwin – Broome

09 Broome

10 Broome

11 Broome

12 Trasferimento in aereo Broome – Perth

13 Perth

14 Perth

15 Perth

16 Volo Perth – Hong Kong

17 Voli Hong Kong – Roma – Trieste

 

FUSI ORARI:

Quando in Italia sono le 12.00 (con l’ora legale):

New South Wales (Sydney) + 8

Northern Territory (Red Centre e Top End) + 7,5

Western Australia (Broome e Perth) + 6

Hong Kong + 6

foto: Circular Quay (Sydney, Australia)

 

DIARIO DI VIAGGIO:

Come già fatto durante i viaggi precedenti, cercherò di trascrivere in questi appunti solo le mie emozioni, le sensazioni, le impressioni e le curiosità, cioè quello che solitamente non si trova scritto nelle guide turistiche. 

tratto dalla mia moleskine….

 

Sabato, 21 Giugno: in volo da Trieste ad Hong Kong

Giornata di completo trasferimento quella di oggi: in un’ipotetica partita a “campana”, con due balzi siamo passati da casa nostra a Roma e dalla città eterna ad Hong Kong, lasciandoci alle spalle gran parte della Via della Seta. L’aeroporto della metropoli asiatica è semideserto, fuori splende il sole, non abbiamo molto tempo a disposizione prima di prendere la coincidenza per l’Australia, però vorremmo dare un’occhiata da lontano ai famosi grattacieli della città. Purtroppo una fastidiosa foschia l’avvolge e quindi dobbiamo desistere dal nostro intento.

 

Domenica, 22 Giugno: Hong Kong - Sydney

Prime impressioni di viaggio a bordo del nostro Airbus A330-300 della Qantas, alle ore 16.40 di Sydney, mentre stiamo sorvolando l’Arafura Sea. Il navigatore di bordo segnala che mancano ancora tre ore e mezza prima di atterrare al Kingsford Smith Airport della capitale del New South Wales. Ci stiamo lasciando alle spalle Darwin e Timor Est sulla destra, Port Moresby (capitale di Papua Nuova Guinea) sulla sinistra. Sono passate più di 24 ore da quando abbiamo lasciato la nostra casa e, tra un fuso orario e l’altro, inizio a perdere i punti di riferimento temporali così come li sta perdendo il mio metabolismo. Riccardo al mio fianco sta dormendo da alcune ore, mentre Elisabetta si è da poco svegliata e mi sta osservando compiaciuta. Per la prima volta in vita mia, sul navigatore satellitare dell’aereo vedo la Date Line, la linea immaginaria che solca l’Oceano Pacifico da Nord a Sud e che delimita il cambio di data nel fuso orario.

Mancano due ore all’arrivo, sono passate da poco le ore 18.00 e sulla nostra destra il sole è già calato all’orizzonte, lasciandosi dietro una scia rosso fuoco.

Mentre stiamo atterrando a Sydney in piena turbolenza, chiudo la mia moleskine e la ripongo nello zainetto. Per oggi basta appunti. Dopo due anni di letture, studio e raccolta di informazioni il sogno sta per diventare realtà.

 

Lunedì, 23 Giugno: Sydney

Nel Gennaio del 1788 la First Fleet giunse a Botany Bay al comando del capitano Arthur Phillip. Deluso da ciò che vide il capitano si diresse a nord e scoprì il “più bel porto del mondo”, Sydney Cove.

Prime impressioni sulla città, dopo aver passeggiato tra Circular Quay, Opera House, Royal Botanic Gardens ed aver raggiunto, fiancheggiando la baia, Mrs Macquaries Point. Nonostante i quattro milioni di abitanti che le vengono attribuiti, la città è tranquilla ed il traffico sulle lunghe arterie che sezionano la metropoli dalla baia verso sud è moderato. I Royal Botanic Gardens meriterebbero un capitolo a se per descrivere le piante e gli animali che abbiamo ammirato: pappagalli variopinti, ibis, sterlizie fiorite, una dracaena draco proveniente dalle Isole Canarie e trapiantata durante il directorship di Joseph Maiden tra il 1896 ed il 1924. La pianta si è rovesciata su se stessa alcuni mesi fa a causa delle violente precipitazioni. La municipalità ha preso a cuore il problema e sta facendo enormi sforzi nel tentativo di salvarla. Un cartello posto al suo fianco ci informa che le possibilità di riuscita dell’operazione si aggirano sul 40-60%. “Meglio di niente” aggiungiamo noi. E’ mezzogiorno e la stradina che fiancheggia la baia tra Mrs Macquaries Point e l’Opera House si popola di persone che fanno jogging: giovani e meno giovani, maschi e femmine, studenti ed impiegati. E’ una città che va proprio di “corsa”.

Consumiamo il primo pasto in terra aussie in una food court di Circular Quay. Ci guardiamo in giro e ci accorgiamo di essere tra i pochi turisti presenti. I tavolini sono occupati da impiegati, commesse ed operai. Tra un boccone e l’altro, buttano distrattamente lo sguardo sui monitor che stanno trasmettendo le immagini della partita di calcio tra Australia e Cina, giocatasi ieri sera qui a Sydney al Telstra Stadium. La sconfitta per 0-1, non pregiudica comunque il passaggio dei Socceroos alle successive fasi eliminatorie della zona asiatica, per la qualificazione alla Coppa del Mondo che si svolgerà nel 2010 in Sud Africa.

Ci sediamo sulla banchina in pietra rosacea che si snoda  tra l’Opera House e Circular Quay. E’ un posto di una tranquillità unica, che mette subito a proprio agio le persone che si fermano lì. Si sentono solo i gridi dei gabbiani e le sirene dei battelli in partenza dal vicino Wharf. Di fronte a noi una serie di esercizi commerciali con aiuole fiorite di sterlizie color arancio. Per scaldarci rigiriamo tra le mani un bicchiere di cappuccino bollente. Alle nostre spalle l’imponente Harbour Bridge veglia su di noi. C’è una scolaresca femminile, probabilmente in gita. Alcune ragazze stanno scattando delle foto ricordo, altre stanno scrivendo delle cartoline. Tutte indossano la livrea dell’istituto: camicia bianca, cravatta scura, maglioncino blu, gonna in tartan scozzese verde e blu, calze nere. Quelle di fede islamica indossano anche il chador. Rappresentano diverse etnie: anglosassone, europea, aborigena, asiatica, indiana, maori ed araba.

Nel tardo pomeriggio i pub si riempiono di clienti. Qui siamo in pieno inverno e la sera le temperature calano velocemente sotto i 10°C. Gli avventori che riempiono i tavolini all’esterno si riparano dal freddo stando vicini ai funghi caloriferi alimentati a gas.

 

Martedì, 24 Giugno: Sydney

L’Australia è il paese dei backpacker per antonomasia e proprio per questo ho scelto di vivere questo tipo di esperienza a Sydney e Broome. Sarebbe più corretto dire “rivivere” l’esperienza, in quanto in passato ho fatto i miei primi viaggi nel Nord Europa da backpacker. Vivere in ostello è particolarmente educativo: condividere spazi in comune, conoscere nuove persone, scambiarsi idee ed esperienze, riordinare la propria camera, lavarsi le stoviglie e le posate dopo aver cucinato. Riccardo è entusiasta dell’esperienza, tanto che mi ha espressamente chiesto di preparare la pasta al tonno in ostello questa sera.

Camminiamo in Elizabeth Street per raggiungere il molo; attratti da una piccola folla di persone ci fermiamo a curiosare dalle vetrate gli studi di Channel 7, dove va in onda in diretta la trasmissione Sunrise, l’equivalente australiano del nostro Uno Mattina della Rai.

Scrivo questi appunti seduto su una panchina in legno nella South Steyne di Manly, piccola località turistica che si affaccia a sud sulla baia di Sydney, ed a nord sulle acque dell’Oceano Pacifico. Davanti a noi Manly Beach, le onde impetuose del mare perdono velocità e forza man mano che si avvicinano alla battigia, mentre sopra i nostri sandwich volteggiano minacciosi i gabbiani. Percorrendo in traghetto il tragitto che ci ha portati da Circular Quay al Manly Wharf, in lontananza ho visto i due promontori che delimitano la baia: il north ed il south Head. Oltre loro il nulla, con la vista che si perde all’orizzonte verso quello che, fino a poco più di due secoli fa, rappresentava l’ignoto.

Escursione effettuata: Manly Scenic Walkaway a piedi in mezzo alle stelle di Natale in fiore. La camminata si sviluppa attraverso un sentiero che in alcuni tratti costeggia il mare mentre in altri si incunea tra le case ed i boschetti verso l’interno. E’ un continuo saliscendi tra giardini ben curati e villette che si affacciano sulla baia, sulle cui acque calme sono ormeggiate diverse imbarcazioni a vela. Gli australiani sono un popolo che ama l’acqua e di conseguenza tutti gli sport “acquatici”. Le regate di vela sono naturalmente tra questi. Tra Natale e Capodanno di ogni anno, parte da qui una delle sfide veliche più importanti e prestigiose del mondo, la Sydney – Hobart (Tasmania).

La scorsa settimana avevo letto sull’edizione online del Corriere della Sera, la notizia che l’Australia aveva superato per la prima volta gli Stati Uniti nel poco invidiabile primato dell’obesità. Dopo questi primi due giorni in giro per la città, però devo sinceramente dire che Sydney non ha contribuito granché al raggiungimento del poco invidiabile record.

 

Mercoledì, 25 Giugno: Sydney

Le persone che incrocio per strada hanno i volti distesi. Chiedo conferma ad una ragazza di Bolzano che soggiorna con noi in ostello e che, alla fine del viaggio, risulterà l’unica persona italiana incontrata. Vive e studia in Australia da circa un anno e tra un paio di settimane rientrerà in Italia per scrivere la tesi. Conferma a grandi linee la mia impressione e mi assicura che per esperienza personale in Nuova Zelanda le persone sono persino migliori, una terra che definisce ancora più “genuina”.

Mentre facciamo colazione (pane tostato, burro, marmellate e caffé), sul grande schermo tv della lounge - dining area dell’ostello vengono trasmesse le immagini degli incontri del torneo di tennis di Wimbledon, seguite dagli anglosassoni in religioso silenzio. Quasi in contemplazione.

Quando si arriva in Australia si deve resettare completamente il nostro concetto di caffé. Qui viene servito in bicchieri termici takeaway, forniti di coperchio e beccuccio, per essere consumato nei posti più svariati. Abbiamo visto per esempio degli impiegati che se lo portano al lavoro, altri che lo bevono durante le traversate in battello, studenti ed operai che si prendono una pausa e si sdraiano a sorseggiarlo nei grandi giardini e parchi del centro.

Oggi dedichiamo la giornata alla visita di Darling Harbour. Iniziamo dall’ambiente ovattato dell’acquario, dove tra creature che popolano fiumi, mari, oceani e barriera corallina ci siamo immersi in un mondo magico che rapisce la fantasia di grandi e piccini. Proseguiamo la visita all’esterno del Museo Marittimo dove è ormeggiata la replica fedele dell’Endeavour, il vascello con cui James Cook solcò più volte gli oceani. Durante la visita all’imbarcazione veniamo amorevolmente accuditi da anziani volontari, che mettono a disposizione di tutti le loro conoscenze ed il loro contagioso entusiasmo.

Elisabetta mi fa notare che in giro si notano pochi bambini, solo quelli in età pre scolare. Il motivo è presto detto: essendo inverno l’anno scolastico è in pieno svolgimento.

Per i primi coloni che si insediarono qui alla fine del 18° secolo, la distanza che li separava dalla madrepatria rappresentò sicuramente un disagio, legato alla nostalgia di casa ed alla difficoltà di stabilire relazioni con gli indigeni. Adesso invece, mi sembra che la “distanza” geografica che li separa dal resto del mondo venga volontariamente protetta, forse per conservare intatto lo stile di vita che si sono autonomamente costruiti in questi ultimi 200 anni.

Altri luoghi visitati: Museo Marittimo.

 

Giovedì, 26 Giugno: Sydney

Di buon mattino andiamo nel quartiere cinese e giriamo tra i negozi del Paddy’s Market. Il legame tra l’Australia e la numerosa comunità del dragone si è saldato solo negli ultimi anni, dopo che per decenni l’ingresso sul suolo australiano era regolato da severe leggi sull’immigrazione.

Percorrendo per l’ultima volta Elizabeth Street, ci fermiamo per una breve visita ed una preghiera nella St. Mary’s Cathedral, dove fervono i preparativi per l’imminente visita di Papa Benedetto XVI in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù. Da lì ci dirigiamo nella vicina “casa” dei pipistrelli, i Royal Botanic Gardens, dove sulle cime degli alberi riposano a testa in giù centinaia di questi piccoli mammiferi notturni.

Due artisti di strada fanno presenza costante nei pomeriggi di Circular Quay. Il primo è un aborigeno in costume (in pratica seminudo), sta seduto per terra con la schiena appoggiata al parapetto in ferro del molo ed allieta i passanti con i suoni misteriosi del suo didgeridoo. Il secondo invece è un equilibrista che ci tiene con il fiato sospeso grazie alle sue acrobazie in bicicletta, seguite sempre da una folla numerosa.

Il sole sta tramontando su Sydney Cove. Con la faccia velata di tristezza, circondato dai gabbiani che volteggiano sopra di me, sorseggio un cappuccino bollente ed ammiro un paesaggio incantevole. Il tramonto visto da qui rimarrà per sempre nel mio cuore, è l’ultimo fotogramma che la mia mente memorizza su Sydney ed è anche quello che il tempo non riuscirà mai a scalfire. Ci dirigiamo al Wharf n°5 dove prendiamo il traghetto che da Circular Quay ci porterà a Darling Harbour. Sulla nostra destra sfila lentamente l’Opera House illuminata, poco dopo passiamo sotto il maestoso Harbour Brigde. Prima dell’approdo a Darling (vicino l’Aquarium) facciamo le fermate intermedie di Milsons Point, Mc Mahons Point, Balmain East e Balmain, alcune delle quali sulla riva nord della baia.

foto: Mala walk, Uluru (Northern Territory, Australia)

 

Venerdì, 27 Giugno: Sydney – Alice Springs

Arrivati al Terminal 3 del Kingsford Smith Airport, ci attende una prima e gustosa novità, almeno per noi: il check in online per i passeggeri su specifici terminali. Per i bagagli invece il check in è sempre quello tradizionale.

Mentre sono in attesa della chiamata a bordo, voglio spendere due parole sul rapporto che questo popolo ha con le nuove tecnologie. Non voglio esagerare, ma loro sono due generazione davanti a noi. Non come qualità degli strumenti, ma come mentalità. In questi giorni infatti ho visto anziani girare con il portatile, scambiarsi file con il bluetooth e navigare in internet con cellulari di ultima generazione.

Ci lasciamo Sydney alle spalle, una volta superate le Blue Mountains si apre davanti a noi una distesa sconfinata: l’outback! Di tanto in tanto butto l’occhio fuori dal finestrino, dapprima noto una vegetazione abbastanza fitta, poi man mano che avanziamo il verde si dirada per fare spazio ad una base ocra punteggiata di un verde pastello (eucalipti ed arbusti). Le serpentine create dai fiumi in secca perenne si perdono a vista d’occhio mentre larghi spiazzi bianchi (laghi salati?) riempiono la tavolozza di colori che si trova sotto di noi. Riccardo mi chiede informazioni su quanto intravediamo ed io allora tiro fuori dallo zainetto Le Vie dei Canti di Chatwin:

“…si credeva che ogni antenato totemico, nel suo viaggio per tutto il paese, avesse sparso sulle proprie orme una scia di parole e di note musicali, e che queste Piste del Sogno fossero rimaste sulla terra come “vie” di comunicazione fra le tribù più lontane. Un “canto” faceva contemporaneamente da mappa e da antenna. A patto di conoscerlo, sapevi sempre trovare la strada…”.

Alice ci accoglie con il sole, 21°C di temperatura ed una brezza piuttosto freddina. Per iniziare a conoscerla ed esplorarla decidiamo di seguire l’itinerario a piedi descritto sulla Lonely Planet.

A Sydney la presenza di aborigeni era stata pressoché impercettibile, mentre qui ne incontriamo molti e non potrebbe essere altrimenti. E’ bene ricordare che in questi territori loro sono i veri padroni di casa mentre noi, intesi come uomo bianco, siamo gli intrusi. Ad una prima e superficiale valutazione mi sembra che vivano in una dimensione tutta loro, però ho la sensazione che si stiano “divertendo” a prenderci un pò in giro. Siamo venuti dalla lontana Europa ad impossessarci delle loro terre? Bene, dicono, ed adesso ci mantenete. Girano per la città ricoperti da felpe e maglioni per proteggersi dal freddo, però camminano scalzi. Maneggiano apparati elettronici di ultima generazione. Sono persone non inquadrabili nella società e negli schemi ideati dall’uomo bianco, non è nel loro DNA, sono un popolo in continuo movimento, in perenne walkabout. In città li vedo muoversi in continuazione: fuori e dentro i supermercati, i centri commerciali, i pub, lungo il Todd River in secca. Poi subito dopo li vedo sdraiati per terra nei parchi a riposare, prima di riprendere il loro frenetico movimento.

Un cartello “direzionale” posto in centro ci ricorda che Roma dista ben 14.281 km da qui. La sera i negozi e gli altri esercizi commerciali chiudono presto, decidiamo di cenare in un ristorante che si affaccia su una Todd Mall quasi deserta. Ci fanno accomodare in un tavolo all’aperto, il freddo pungente di queste notti invernali nell’outback australiano, viene attutito dai funghi caloriferi che la cameriera opportunamente ci posiziona alle spalle. Con il passare dei minuti il ristorante si popola, ad occhio e croce si tratta di turisti, quasi tutti australiani.

Altri luoghi visitati: Anzac Hill.

 

Sabato, 28 Giugno: Alice Springs – Uluru (Ayers Rock) 

Ritirato di buon ora il campervan alla compagnia di noleggio, un Toyota Hiace LWB 6.0 targato UY0773 Victoria – The place to be, ci fermiamo all’emporio a fare provviste. I supermercati sono suddivisi in due sezioni indipendenti con casse separate, una delle quali dedicata esclusivamente alla vendita di alcolici. Una volta arrivati alla cassa, nel rispetto delle severe leggi del Northern Territory sul consumo di bevande alcoliche, viene richiesto un documento di identità, i cui dati vengono memorizzati grazie ad uno scanner in un database assieme alla quantità di provviste fatte.

Oggi è la giornata delle prime volte:

- Ho imparato a guidare con il senso di marcia a sinistra come in Gran Bretagna. Al termine dei 450 km che ci hanno portati ad Ayers Rock, posso dire di non aver preso ancora completa confidenza con la novità, in quanto di tanto in tanto devo ripetermi mentalmente le regole. Alcune volte ho attivato per sbaglio i tergicristalli al posto delle frecce direzionali, però la manovra che mi crea più impaccio è sicuramente l’uso del cambio manuale con la mano sinistra.

- Ho guidato un campervan.

- Abbiamo intravisto da lontano il monolite sacro di Uluru. Erano le 16.30 e mancavano circa 30 km all’approdo all’Ayers Rock Resort dove avremmo pernottato per le prossime tre notti. Per oggi l’abbiamo solo intravisto, da domani ne faremo conoscenza da vicino.

Durante il tragitto abbiamo attraversato un’arida e sconfinata pianura desertica, ricoperta di terra rossa sulla quale cresce una rara vegetazione formata per lo più da arbusti, bassi eucalipti ed erba spinifex. Sulle banchine ai lati della strada, intravediamo numerose carcasse di canguri, mucche e vitelli che hanno perso la vita a causa di collisioni con i veicoli di passaggio, soprattutto nelle ore notturne. Abbiamo effettuato una sosta di ristoro al Desert Oaks Motel di Erldunda, proprio dove si lascia la Stuart Hwy e si prende a destra la Lasseter Hwy che porta fino ad Uluru.

Come previsto dalla tabella di marcia, arriviamo al Campsite del Resort prima del tramonto. Dobbiamo prendere confidenza con le operazioni da effettuare per trasformare l’interno del camper da zona giorno a zona notte, e lo vogliamo fare con la luce del giorno. In pratica dobbiamo smontare il tavolo e le panchine e creare la base per il nostro letto matrimoniale, inoltre nel sottotetto dobbiamo preparare il piano per il letto di Riccardo.

 

Domenica, 29 Giugno: Kata Tjuta (Monti Olgas)

L’Ayers Rock Resort (Yulara nella lingua dei nativi), sorge in prossimità dell’entrata all’Uluru – Kata Tjuta National Park, ed è stato concepito nel pieno rispetto dei principi di salvaguardia dell’impatto ambientale. Le basse strutture ad un piano sono circondate da dune di terra rossa. All’interno del resort si trovano tutti i servizi: un centro visitatori, una stazione di polizia, degli sportelli ATM, stazioni di servizio, un ufficio postale, un shopping centre, hotels, campeggio, bar e ristoranti.

Giornata dedicata alla visita di Kata Tjuta, i Monti Olgas. Ci sono due itinerari a piedi consigliati, noi optiamo per quello più lungo, il Valley of the Winds Walk di 7,4 km. Persa Elisabetta al primo lookout (Karu), io e Riccardo continuiamo di buona lena anche se le decine di mosche che ci ronzano sulla faccia non ci danno tregua. Durante il percorso incontriamo sentieri rocciosi, scalate ripide e discese sconnesse. Troviamo il tempo per fare anche un po’ di birdwatching: avvistiamo il Tjitirara dal becco rosso tra i rami di eucalipti pieni di nidi. Arriviamo al secondo lookout (Karingana) attraverso una stretta gola tra due alte pareti di roccia rossa. Ci appare una vista meravigliosa: davanti ai nostri piedi un precipizio a strapiombo nel vuoto mentre all’orizzonte una vallata di verdi eucalipti circondati da una corona di rocce rosso marrone che contrastano con l’azzurro del cielo. Appena visto questo panorama mozzafiato ho esclamato: “Se su questa terra c’è un Paradiso, questa è la valle dell’Eden!”.

Terminiamo la giornata ammirando il tramonto che cala su Uluru.

 

Lunedì, 30 Giugno: Uluru (Ayers Rock)

“…La filosofia degli aborigeni era legata alla terra. Era la terra che dava vita all’uomo; gli dava il nutrimento, il linguaggio e l’intelligenza, e quando lui moriva se lo riprendeva…” (Bruce Chatwin, Le Vie dei Canti).

Oggi dedichiamo la giornata all’escursione ad Uluru, il monolite sacro per la popolazione degli anangu. Arriviamo al parcheggio che è da poco scoccato mezzogiorno e subito ci incamminiamo per il sentiero di 10 km che gira intorno alla base della roccia, denominato Base Walk. Durante il percorso deviamo dal percorso principale per effettuare altri due camminate segnalate: il Mala Walk di 2 km, lungo la quale ci sono dei cartelli informativi che spiegano la tjukurpa dei mala (la bibbia del popolo lepre-wallaby) ed il Mutitjulu Walk di 1 km, una pozza d’acqua permanente nella quale, secondo la tjukurpa, ebbe luogo lo scontro tra due antenati serpenti, Kuniya e Liru. Durante la Base Walk incrociamo raramente altri escursionisti, in pratica effettuiamo gran parte del percorso in perfetta solitudine (a parte le mosche che non ci lasciano un attimo). Quando abbiamo da poco superato il sito sacro di Pulari e ci apprestiamo ad affrontare l’ultimo tratto del sentiero, in lontananza vedo una scena curiosa: un uomo che corre a gambe levate verso la strada inseguito da una muta di cani che avanzano saltellando. L’uomo si sbraccia e ferma la prima macchina che passa di li; quando questa riparte vedo i cani e non vedo più l’uomo. In un attimo realizzo quello che sta accadendo e quello che ci aspetta: si tratta di un branco di dingo selvatici. Spiego ad Elisabetta e Riccardo la situazione, gli dico che dobbiamo muoverci compatti in gruppo e che non dobbiamo assolutamente separarci, correre o scappare. I dingo intanto ci hanno avvistato e strisciando sul terreno tra i ciuffi di spinifex si stanno pericolosamente avvicinando a noi. Arrivati a meno di 10 metri si dividono per attuare la classica strategia d’attacco: uno, probabilmente il capo branco, ci affronta abbaiando frontalmente mentre gli altri cercano di far breccia nella nostra formazione compatta dai lati. Noi rimaniamo fermi, anzi facciamo alcuni passi di sfida in avanti verso il capo branco. L’imboscata dura un paio di minuti, o forse meno, anche perché in questi frangenti i secondi sembrano durare un’eternità. La guerra psicologica che si è scatenata tra noi ed i cani ci vede alla fine vincitori, tanto che gli animali si ritirano contrariati dietro gli arbusti. Possiamo così completare con il fiatone ed il cuore in gola la nostra escursione alla Base Walk.

“…sotto la crosta della Terra brillavano le costellazioni, il Sole splendeva, la Luna cresceva e calava…” (Bruce Chatwin, Le Vie dei Canti).

La notte è il momento migliore per scrutare le stelle. Il cielo dell’emisfero australe è bellissimo e qui nel deserto si può ammirare in tutto il suo splendore. Ci sono numerosissime stelle, la scia bianca della Via Lattea ed infine Lei, la Croce del Sud, la costellazione cara a tutti gli uomini di mare.

Prima di coricarmi spendo due parole sul rapporto che gli australiani hanno con i campeggi ed il barbecue (BBQ). E’ un popolo che ha il piacere di vivere a contatto con la natura, probabilmente questo piacere lo acquistano fin da bambini. Vediamo numerose scolaresche: grigliano la carne ed il mais alla brace ed al termine della cena si siedono attorno al fuoco a scambiarsi storie ed esperienze. Pernottano nelle tende swag già predisposte nei campeggi.

foto: coccodrillo nello Yellow Water Billabong, Kakadu NP (Northern Territory, Australia)

 

Martedì, 1 Luglio Uluru – Alice Springs 

Prima di allontanarci troppo da Ayers Rock, diamo un ultimo sguardo ad Uluru dallo specchietto retrovisore del camper.

Oggi è la Festa Nazionale del Northern Territory. Scrivo queste righe con il cuore in mano, nella speranza che i razzi ed i fuochi artificiali lanciati dai territorians ubriachi non facciano troppi danni alla carrozzeria del nostro camper. Un razzo purtroppo ha fermato la sua corsa proprio sulla fiancata sinistra, provocandole una lieve abrasione.

Altri luoghi visitati: Alice Springs Desert Park.

 

Mercoledì, 2 Luglio Alice Springs – Tennant Creek

Appena sveglio ispeziono immediatamente il camper, sembra che il mezzo abbia superato senza grossi danni la guerriglia di ieri sera.

La giornata di oggi è la prima tappa di trasferimento che ci porterà dal Red Centre al Top End. Chi pensa ad un viaggio insignificante si sbaglia di grosso in quanto la giornata ci regala fin da subito degli spunti interessanti. Appena lasciata Alice Springs, svoltiamo a destra dalla Stuart Hwy ed andiamo a visitare la vecchia stazione del telegrafo. La stazione fu costruita negli anni ’70 del XIX secolo ed è rimasta in funzione fino al 1932. Il luogo è conservato con amorevole cura, all’ingresso viene fornita una brochure informativa che permette a tutti di eseguire la visita da soli. La vallata che ospita la stazione è tappezzata da grandi eucalipti, racchiusa ad oriente dagli East Mc Donnell Ranges. Il paesaggio è fiabesco, il silenzio che ci circonda ci permette di ascoltare il cinguettio degli uccelli, l’erba umida e gli eucalipti emanano un forte odore. Tra le rocce compaiono all’improvviso dei canguri, i primi che avvistiamo allo stato brado da quando siamo arrivati qui, che saltellando attraversano lo spiazzo del parcheggio.

Riprendiamo la strada verso Tennant Creek e dopo aver attraversato la linea immaginaria del Tropico del Capricorno, incrociamo prima una branco di dingo, poi delle mucche al pascolo ed infine le solite carcasse di canguri morti sul ciglio della strada. Facciamo delle soste di ristoro alle roadhouse di Ti Tree, dove incontriamo un bambino aborigeno che indossa una vecchia maglietta dell’Inter, e di Wycliff Well, località conosciuta in Australia per essere stata teatro di numerosi avvistaggi di creature aliene (?).

A metà pomeriggio ci fermiamo a visitare i Devil’s Marbles, una radura ricoperta da grandi massi sferici di granito, accatastati uno sopra l’altro e che, per le credenze del popolo warumungu, non sono altro che le uova del serpente arcobaleno.

Arriviamo a Tennant Creek nel tardo pomeriggio. Durante gli oltre 500 km della tappa il paesaggio è mutato in continuazione. Dalle radure desertiche poco oltre Alice Springs alla verde vegetazione della zona di Barrow Creek, dalla steppaglia di Wauchope alla vegetazione più fitta di Tennant Creek.

Stasera facciamo fatica ad addormentarci. Non perché non riusciamo a digerire il piatto di tonno e fagioli che abbiamo consumato per cena, ma perché fuori dalla roulotte parcheggiata nella piazzola vicino alla nostra, si sono radunate diverse persone davanti alla televisione per seguire una partita di football australiano. Fanno un tifo sfrenato e ad ogni azione pericolosa della propria squadra urlano a squarciagola.

 

Giovedì, 3 Luglio: Tennant Creek – Mataranka

Giornata di puro trasferimento senza soste degne di nota durante il tragitto, se si eccettua il famoso e rinomato pub di Daly Waters. Rivendica di essere il pub più vecchio del Northern Territory, poiché la sua licenza per la vendita di alcolici porta la data del 1893. Ed allora andiamo a conoscerlo questo pub. Di fronte all’entrata c’è il banco di mescita con degli avventori che stanno seduti su alti sgabelli. Sulla destra ci sono i tavolini e l’immancabile tavolo da bigliardo con il tappeto verde un po’ datato. Le pareti sono ricoperte dai ricordi più strani lasciati dalla gente di passaggio. Sulla sinistra c’è una piccola stanza con tutto il necessario per prepararsi il caffè (una macchinetta automatica, bustine di zucchero, latte e bicchieri termici). Sul retro c’è lo spazio chiamato di n’taiment, cioè di svago. Dapprima infatti c’è uno spiazzo con dei tavolini, poi una pista da ballo in cemento ed infine un palco che può accogliere le performance degli artisti. Sempre sul retro, ma in una dependance del corpo principale dell’edificio, ci sono i bagni. Spartani. Sulle porte l’indicazione “sheilas” per indicare quello delle donne e “blocked” per quello degli uomini. Fin qui avevamo trovato sempre indicazioni più classiche, come female o ladies per le donne e male o gents per gli uomini.

Dopo Elliott la vegetazione ai bordi della strada si fa sempre più fitta e l’erba spinifex più alta. Arriviamo al resort che si trova all’interno dell’Elsey National Park, noto per essere stato il set del film We of the Never Never tratto dal famoso romanzo di Jeannie Gunn. Io e Riccardo sfruttiamo il calore delle acque calcaree delle Thermal Pool, situate all’interno di un palmeto, per rilassarci e lenire la stanchezza della giornata.

Investiamo infine alcuni dollari in un ottimo fish and chips al bistro del resort, mentre un duo musicale formato da moglie e marito (con figlio piccolo al seguito) allieta la serata con musica pop locale.

 

Venerdì, 4 Luglio: Mataranka – Katherine

L’alba è senza ombra di dubbio il momento migliore per fotografare la situazione in un campeggio. Al suo interno gli ospiti possono scegliere tra un ventaglio di sistemazioni: stanze di motel, letti in camerata per backpacker, cabine bungalows, piazzole per camper dotate o meno di attacco alla corrente elettrica, posti tenda. Osservando un campeggio di buona mattina, ci si rende conto del forte legame che il popolo aussie ha con la natura, e lo spirito di adattamento e di avventura che alberga in loro, anche nelle situazioni di disagio. Alla fine basta una risata, una pacca sulla spalla ed una buona birra per superare con disinvoltura le avversità. Apriamo la porta del camper per preparare la colazione e ci ritroviamo il mezzo circondato da pavoni e wallaby. “Dove possiamo trovare un altro posto così?” esclama Elisabetta mentre Riccardo prova ad avvicinarsi al piccolo wallaby che sembra non curarsi più di tanto della presenza umana. La cenere dei barbecue accesi la sera prima è ancora fumante, chi ha tirato tardi sta ancora dormendo nel suo sacco a pelo all’aperto o sulle stationwagon momentaneamente adibite a camere da letto. Naturalmente questo tipo di sistemazioni vanno a discapito delle comodità a cui siamo abituati.

Mattinata dedicata alla visita delle grotte di origine carsica di Cutta Cutta Nature Park, luogo che merita sicuramente una sosta e che non è molto frequentato dai turisti perché si trova fuori dai grandi circuiti organizzati. Mancano ormai meno di 30 km all’approdo a Katherine, la prima cittadina degna di questo nome che incontriamo dopo aver lasciato ormai due giorni fa Alice Springs. L’agglomerato urbano si sviluppa lungo la Stuart Hwy che nel centro del paese prende il nome di Katherine Tce (Terrace). E’ un susseguirsi di negozi, pub, banche, supermercati, stazioni di servizio in mezzo ad un brulicare ininterrotto di gente, che qui trova lavoro grazie alla presenza della base aerea di Tindal. Proprio in questo luogo incrociamo la prima ragazza aborigena con i capelli castano chiari, nata sicuramente dall’unione tra una donna indigena ed un uomo bianco. Fino a pochi decenni fa queste creature venivano perseguitate e rinchiuse in istituti gestiti da missionari perché figlie del peccato.

Mentre Riccardo si sta divertendo nella piscina del resort, io e Riccardo siamo involontari testimoni di una scena curiosa. Sento arrivare dalla roulotte parcheggiata nella piazzola attigua alla nostra, una voce di donna che parla ad alto volume. Avevo visto in precedenza che la roulotte era abitata da una coppia di anziani. Dopo un po’ la situazione si ripresenta. “Che fa, parla da sola?” esclamo, “Staranno litigando” mi risponde Elisabetta mentre sorseggia il caffé e si accende una sigaretta. Allora sposto lentamente la tendina della finestra laterale del camper per curiosare e capire quello che sta realmente succedendo. Con grande sorpresa vedo la signora seduta su una comoda sedia da campeggio, che tiene sulle ginocchia il suo portatile ed indossa le cuffie dotate di microfono. Realizzo subito quello che sta accadendo. Approfittando della rete Wi-Fi che qui si raggiunge con facilità in qualsiasi centro abitato, sta effettuando un collegamento con qualche parente o conoscente tramite uno dei tanti programmi di videochiamate (tipo Skype).  

A tavola facciamo conoscenza con il barramundi, uno squisito pesce di acqua dolce che ci viene servito su un letto di verdure bollite (carote, cavolfiori e bieta) e puré. Nei ristoranti solitamente beviamo birra, o la VB (Victoria Beer) o la XXXX Gold (Four X).

 

Sabato, 5 Luglio: Katherine – Kakadu National Park (Cooinda)

Mentre con il nostro Toyota stiamo lasciando Katherine, dopo aver effettuato l’escursione in battello ai canyon scavati dal Katherine River nel remoto Nitmiluk National Park (Katherine Gorge), sto pensando che l’integrazione tra gli abitanti (indigeni e bianchi) del Northern Territory sia lungi da venire. Se non impossibile. La popolazione bianca, di chiara origine anglosassone, si è costruita una posizione sociale elevata e gira per le strade con nuovi SUV e jeep di grossa cilindrata, indossando il classico cappello in pelle. Siccome la terra è degli aborigeni, toccherebbe all’uomo bianco integrarsi con loro, ma questo per ovvie ragioni non avverrà mai. Gli aborigeni invece, non vogliono essere racchiusi negli schemi della società occidentale e quindi non hanno nessun interesse a fare quella che in realtà sarebbe una integrazione all’incontrario, cioè che i nativi facciano il primo passo per integrarsi con gli “invasori”.

Man mano che ci avviciniamo al Top End il caldo aumenta. Dopo le ore 10.00 il sole cola a picco sopra di noi, la luce è abbagliante e la calura si fa sempre più soffocante. Il caldo è secco, non c’è traccia di afa ed umidità. In queste prime due settimane di Australia, nonostante la stagione invernale sia in fase avanzata abbiamo sempre incontrato tempo splendido, anche in una località come Sydney dove le precipitazioni sono frequenti in questo periodo.

Dopo aver lasciato a Pine Creek la Stuart Hwy e svoltato a destra sulla Kakadu Hwy, a  pomeriggio inoltrato arriviamo a Cooinda, uno dei principali centri del misterioso ed affascinante Kakadu National Park, giusto in tempo per prenotare l’escursione del giorno dopo alle Yellow Water ed immergersi nella movimentata vita serale del lodge.

 

Domenica, 6 Luglio: Kakadu National Park (Jabiru)

La fatica per i lunghi trasferimenti dei giorni scorsi incomincia a farsi sentire. La tipologia di viaggio che abbiamo scelto di fare qui in Australia fin dal primo giorno, catalogabile nel genere “avventura”, è un viaggio che si fa da soli oppure in compagnia di poche persone fidate (famigliari o amici) delle quali si è già testata l’affidabilità in precedenti esperienze. Solo così si riescono a superare i disagi e le difficoltà che si incontrano durante il tragitto. E’ anche un viaggio attraverso la sopportazione del dolore fisico: le botte prese negli spazi angusti del camper, il dolore alla cervicale provocato dalle lunghe ore di guida, il dolore alle spalle provocato dal peso dello zaino, le tossine accumulate nei muscoli delle gambe per le lunghe camminate, la classica emicrania di Elisabetta tra Alice Springs ed Ayers Rock.

La fatica ed il dolore vengono comunque leniti dal paesaggio che ci circonda. Oggi abbiamo fatto l’escursione in battello sulle acque dello Yellow Water Billabong, uno dei bracci d’acqua che compongono il dedalo di fiumi che solcano il parco. Siccome le escursioni più consigliate del primo mattino erano già al completo (sold out), a malincuore abbiamo optato per quella che parte alle ore 11.30. La nostra preoccupazione però è subito svanita quando, poco dopo aver lasciato il molo, abbiamo incominciato a vedere cavalli selvatici al pascolo, egret (una specie di uccello), coccodrilli di acqua dolce ed acqua salata (freshy and salty), aquile, jabiru, cormorani, varie specie di anatre selvatiche e jacana o lotus bird, il tutto racchiuso in un paesaggio incantevole. Il parco di Kakadu è infatti ingannevole; se in un primo momento non sembra essere un granché causa la vegetazione secca e gli alti termitai che si intravedono qua e là, appena svoltato l’angolo si incontra sempre uno stagno o un meandro di un fiume dove per incanto la vita rinasce verde e germogliosa, e gli animali trovano riparo e nutrimento.

Terminata l’escursione in battello ci dirigiamo verso un altro dei siti più importanti per gli aborigeni del posto, Nourlangie Rock. Da lì possiamo ammirare alcune tra le incisioni rupestri meglio conservate e, dal lookout di Gunwarddehwarde, la sconfinata pianura dell’Arnhem Land, con le falesie a strapiombo che delimitano il confine naturale tra il parco e la terra misteriosa ed ancora poco conosciuta che si estende verso est.

Prima di cena, mentre Riccardo approfitta della piscina del lodge per rinfrescarsi dalla calura, noi dapprima prendiamo un po’ di sole sdraiati su lettini da spiaggia in plastica e poi facciamo un pò di pulizia sul camper, prima di riconsegnarlo domani mattina a Darwin.

 

Lunedì, 7 Luglio: Kakadu National Park (Jabiru) – Darwin

Alla giornata di oggi è legato probabilmente l’unico grande rammarico di tutto il viaggio, in quanto per questioni di tempo non siamo riusciti ad andare a visitare il sito di arte rupestre di Ubirr.

Giorno di trasferimento tra il parco e Darwin, durante il quale non sono comunque mancate due soste interessanti sulla Arnhem Hwy, prima al Maleluka Observatory Bird e poi al centro visitatori del Window of the Wetland che sorge sulla collina di Beatrice, sede del Mary River National Park.

Dopo aver percorso ben 2.977 km, consegniamo con un po’ di tristezza alla compagnia di noleggio quella che per 10 giorni è stata la nostra casa, concludendo così di fatto la nostra grande ed indimenticabile avventura nel Northern Territory, luogo che ci ha lasciato in eredità un grande insegnamento: “La natura estrema di queste terre va sempre rispettata, e va affrontata con le dovute precauzioni, in caso contrario la natura stessa ti si può ritorcere contro e crearti in pochi minuti grossi problemi, con conseguenze spiacevoli se non addirittura fatali”.

Darwin è una città insignificante, lontana dagli stereotipi anglosassoni e quindi aperta all’influenza delle culture del vicino sud est asiatico. L’unica traccia della cultura britannica rimane la casa del governatore ed il prato inglese del giardino adiacente.

foto: tramonto a Cape Leveque (Western Australia)

 

Martedì, 8 Luglio: Darwin – Broome (Western Australia) 

Lasciata la “ghiacciaia” del Darwin International Airport, con l’aria condizionata espulsa dagli apparecchi dell’impianto a temperature troppo basse, l’Embraer 170 dell’Airnorth intraprende la rotta verso Broome, effettuando uno scalo intermedio di circa mezz’ora nella località di Kununurra dove da poco tempo sono terminate le riprese del film Australia interpretato da Nicole Kidman e Hugh Jackman. Arriviamo sopra la cittadina di Broome e mentre il velivolo sta effettuando le manovre di atterraggio, buttando lo sguardo fuori dal finestrino capiamo subito di essere arrivati in un altro paradiso terrestre: spiagge bianche ed un mare con diverse di tonalità di azzurro cristallino.

Preso possesso della camera nel nostro ostello, ci rechiamo subito sulla Cable Beach per assistere ad uno dei tramonti più esclusivi del mondo. Prima dalla spiaggia, poi sopra le dune appoggiati ad un parapetto in legno, osserviamo il sole che velocemente si tuffa nell’Oceano Indiano lasciandosi dietro una scia arancione sulla linea dell’orizzonte, mentre dal mare proviene un brezza leggera che ci accarezza le guance.

Presi da questa coinvolgente ambientazione, investiamo il nostro budget per la cena in un sostanzioso fish and chips in uno dei bistro che si affacciano sulla spiaggia.

 

Mercoledì, 9 Luglio: Broome

Oggi abbiamo effettuato la lunga escursione nella Dampier Peninsula fino al promontorio di Cape Leveque. Bene, la giornata è stata il sunto di quello che rappresenta l’Australia nel suo insieme: cultura aborigena, vita nel bush, avventura e relax. Viaggiamo in 11 sulla Land Cruiser, con carrello rimorchio al seguito, della Roger Chomley’s Tour e pochi chilometri dopo aver lasciato Broome prendiamo una pista sterrata che in un centinaio di km fuoripista ci porta alla prima tappa della giornata, la visita al villaggio di Beagle Bay ed alla famosa chiesa del Sacro Cuore, conosciuta per il bellissimo altare di madreperla. Durante il tragitto, il capo spedizione fa girare tra i passeggeri una serie di libri che illustrano la storia, la flora e la fauna dei luoghi che ci stiamo recando a visitare. Sul sedile davanti al mio sta seduto un attempato signore di chiare origini britanniche. Gli arriva tra le mani il primo libro. Tira fuori dal taschino della camicia gli occhialini e li appoggia sulla punta del naso. Con tono distaccato e superficiale butta lo sguardo sulla copertina, dove sopra il ritratto di un aborigeno campeggia a grandi caratteri il titolo: “From patrons to partners” (riferito all’uomo bianco nei confronti degli indigeni). Letto il titolo, fa una smorfia con la bocca e senza nemmeno aprirlo si gira verso di me e me lo passa. Dopo aver visitato la piccola chiesetta, mentre noi incominciamo a fare conoscenza dei compagni di avventura, Roger prepara in un battibaleno i viveri per lo spuntino di metà mattinata. Mentre sorseggio il caffé, grazie all’aiuto di due ragazze di Melbourne che fanno parte della nostra compagnia, riesco a dare risposta ad una curiosità che mi portavo dietro da parecchio tempo: “Qual è il significato delle stelle che compongono la bandiera australiana”. Le stelle sono sei, le cinque che compongono la Croce del Sud e quella più grande che si trova sotto l’Union Jack britannica. Le sei stelle rappresentano i sei stati che formano lo stato confederale: New South Wales, Queensland, Victoria, South Australia, Tasmania e Western Australia. Il Northern Territory e l’Australian Capital Territory invece mantengono uno “status” di territorio e per questo motivo possono inviare i loro rappresentanti nel parlamento confederale ma senza diritto di voto. La giornata è calda anche se spira un vento sostenuto, la sosta cade al momento propizio. La comunità aborigena locale conta alcune centinaia di abitanti, alcuni dei quali bianchi di origine tedesca, ed è dotata di tutti i servizi pubblici: scuola, casa del Vescovo, telefono, supermercato e toilette. Ripartiamo per una pista di terra rossa alla volta di Mudnunn, località situata sulla costa orientale della penisola. Tra una fitta vegetazione vediamo sbucare due guide aborigene le quali ci accompagnano sulla spiaggia da dove, approfittando della bassa marea, raggiungiamo la foresta di mangrovie per la pesca dei granchi. L’attività non è per niente semplice come può sembrare, infatti il fondale è umido e quindi si affondano facilmente i piedi e le caviglie nella sabbia. Questo rende accidentato e faticoso il nostro incedere verso le pozze d’acqua dove, secondo le guide, si annidano le nostre prede. La pesca frutta solo tre grossi esemplari, che vengono immediatamente messi sulla brace a cucinare, aperti con un coltello di grosse dimensioni ed offerti alla truppa. Mentre le salutiamo, le guide si accorgono che il loro vecchio Land Cruiser ha la batteria scarica e quindi non riescono a metterlo in moto. Tiriamo fuori i cavetti, colleghiamo gli elettrodi alle batterie dei due fuoristrada, proviamo senza successo l’accensione un paio di volte. Passiamo allora al piano B. Tiriamo fuori un grosso cavo da traino, lo colleghiamo al gancio dei due mezzi e partiamo lentamente. Questa volta l’operazione ha successo e così possiamo lasciare le guide al loro destino e ripartire alla volta di Cape Leveque. Una volta arrivati al Visitor Center, ci addentriamo tra le dune di sabbia per arrivare alla spiaggia, sappiamo tutti che una volta là ci aspetta un sostanzioso “picnic lunch” e quindi siamo di buon umore. All’improvviso però  le gomme posteriori sprofondano nella sabbia ed il mezzo si insabbia. Dapprima sgonfiamo di qualche atmosfera i pneumatici, poi proviamo a togliere un po’ di sabbia con una pala da sotto le gomme. Niente da fare. Infine escogitiamo la mossa della disperazione: io, le due bionde di Melbourne ed una signora anziana chiniamo la schiena dietro il rimorchio e facendo pressione con le braccia tese proviamo a spingere la jeep fuori da questo “empasse”. Proviamo una, due, tre volte, alla fine la jeep riparte e cantiamo vittoria. La nostra conquista è un paesaggio mozzafiato: spiaggia di sabbia bianca racchiusa in una corona di rocce rosse, mare azzurro. “We worked hard” dico alle bionde, “but now we stay in a paradise!”. “Yes, you’re right Steve!” mi rispondono. Mentre Roger prepara il campo per il pranzo, passeggiamo lungo la battigia, raccogliamo conchiglie e Riccardo si tuffa nelle acque gelide del mare. Sopra il buffet aleggiano minacciosi i gabbiani e concludiamo la scorpacciata mentre calano le prime ombre del tramonto, che andiamo ad ammirare dalle scogliere del capo, le Red Cliffs. All’orizzonte intanto compare come al solito Giove, la prima stella visibile nelle sere dell’emisfero australe. Sulla via del ritorno per Broome, a serata ormai inoltrata, ci fermiamo nella comunità aborigena di Lombadina dove diamo una veloce occhiata alla chiesa cattolica, nella quale campeggia un quadro con la foto di Papa Giovanni Paolo II durante la sua visita ad Alice Springs nel 1986, con la seguente dedica: “Pope JP the 2nd was a champion for the aborigenal community”. Guardo infine la statua della Madonna che tiene in braccio un bambino di chiare sembianze aborigene.

 

Giovedì, 10 Luglio: Broome

Dopo l’escursione impegnativa di ieri ci concediamo una giornata di relax, gironzolando tra le vie di Chinatown, nei centri commerciali e nei numerosi atelier che vendono perle. Broome è infatti un importante centro perlifero fin dalla fine del 1800. Le vie sono fiancheggiate da palme, baob e dalla tipica vegetazione tropicale, le case sono costruite in lamiera ondulata e la città è tappezzata da pubblicità di agenzie real estate. La zona residenziale di Cable Beach ed il nucleo storico della città sono collegate due volte all’ora da un bus navetta, che si ferma in prossimità dei luoghi più importanti. Il biglietto si fa sempre a bordo, il conducente indossa una divisa casual, formata da una camicetta leggera, pantaloni bermuda e scarpe da ginnastica ai piedi, ed in prossimità di ogni sosta comunica al microfono il nome della fermata, i punti di interesse che ci sono in zona e come eventualmente raggiungerli.

 

Venerdì, 11 Luglio: Broome

Sveglia all’alba e con il primo bus della giornata dalla fermata di Willie Creek (di fronte al nostro ostello) raggiungiamo Gatheaume Point, all’altra estremità della spiaggia. Laggiù, tra promontori di roccia rossa e fiori selvatici gialli e rossi, c’è il faro, la casa del guardiano e l’ippodromo. Tra le rocce si trovano ancora intatte le impronte di dinosauri e la piscina naturale dove Anastasia, la moglie del guardiano, faceva i bagni per curare i suoi dolori articolari. Da lì, zainetto in spalla, ci incamminiamo lungo i 5 km di spiaggia che ci separano dall’ostello. La spiaggia è molto profonda, dalla battigia alle dune ci sono circa un centinaio di metri, durante il tragitto incrociamo poche persone, la sabbia è di un bianco accecante, il mare è calmo, la brezza del mattino gradevole. In mare poche imbarcazioni e sulla riva qualche pescatore che maneggia ami, canna e mulinello.

Altre considerazione al volo sugli australiani: sono sportivi, amano l’acqua, non sono sofisticati e snob, hanno il sorriso sulle labbra, non ho mai sentito qualcuno che alza la voce in pubblico, non ostentano orecchini e piercing, vestono casual, camminano spesso scalzi, salutano sempre la mattina, sono prodighi di informazioni per i viaggiatori.

Qui assistere al tramonto sulla spiaggia è un vero must. Un’ora prima del calar del sole incomincia ad arrivare le gente: a piedi, in bus, in macchina o SUV, non solo turisti ma anche gli abitanti del luogo. Chi va in spiaggia, chi invece stende una tovaglia bianca sui perfetti prati inglesi che stanno sopra le dune, mettono le bottiglie di vino bianco al fresco dentro i cestelli ripieni di ghiaccio, tirano fuori i bicchieri flute ed aspettano in rigoroso silenzio quello che qui è considerato un avvenimento con la A maiuscola.

 

Sabato, 12 Luglio: Broome – Perth

Giornata di quelle che io definisco di “transizione” e che durante i viaggi itineranti come il nostro capitano ogni tanto. Purtroppo gli operativi dei voli non permettono di fare altrimenti. In pratica dobbiamo fare il check out dall’ostello entro le ore 10.00 mentre il nostro volo per Perth parte alle ore 17.50.

Trascorriamo la giornata in centro visitando il presidio, il mercato, il tribunale mentre nell’Oval si sta disputando un incontro di football australiano.

Ci presentiamo in aeroporto in netto anticipo sull’ora del decollo e sorprendentemente troviamo la porta principale chiusa a chiave. Solo dopo una mezz’oretta arrivano gli addetti ad aprire gli sportelli del check in, il controllo di sicurezza e tutti gli esercizi commerciali.

 

Domenica, 13 Luglio: Perth

Prime impressioni su Perth: è abitata da molte persone con tratti somatici asiatici però è una città prettamente anglosassone. Lo si nota dal modo stravagante e tipicamente “british” di vestirsi delle persone, dai bizzarri tipi di acconciatura, dai capelli rossi che tradiscono origini irlandesi e scozzesi, dai tatuaggi. I pub si trovano al piano seminterrato degli edifici, con gli avventori seduti sugli sgabelli di fronte al banco di mescita, il tavolo da biliardo, il juke box ed il gioco delle freccette.

Viaggiando in treno verso la località balneare di Fremantle, abbiamo potuto ammirare l’ordinata periferia della città con le villette ed i cottage tipicamente inglesi, con il capitello sopra la porta di ingresso ed i giardini ben curati. Passiamo la giornata visitando due musei: nel nuovo Western Australia Maritime Museum è esposta Australia II, l’imbarcazione che dopo 132 anni di dominio statunitense ha portato la Coppa America fuori dai confini a stelle e strisce. Nello Shipwreck Museum invece sono conservati con cura i pochi reperti del Batavia, imbarcazione olandese famosa per la macabra storia del suo ammutinamento nel 1629, dopo che si era incagliata sugli scogli delle isole Houtman Abrolhos, situate nell’Oceano Indiano a poche decine di miglia dalle coste del Western Australia.

Sui vari canali televisivi intanto viene trasmesso in continuazione il trailer del film Mamma Mia, in uscita nelle sale cinematografiche nel prossimo fine settimana, mentre Channel Nine si prepara a trasmettere dal 23 Luglio l’ottava ed ultima serie delle McLeod’s Daughters.

 

Lunedì, 14 Luglio: Perth

Auguri Riccardo per i tuoi 10 anni!

E’ lunedì mattina e siamo in pieno orario di punta per l’inizio della giornata lavorativa. Nonostante questo, il traffico non è caotico e le persone che si stanno recando al lavoro a piedi entrano nei bar a consumare la colazione.

Dopo aver lasciato la città ed attraversato la località di Swan, famosa per i suoi vigneti e la produzione del vino nelle sue cantine, l’entroterra si presenta vallonato, con grandi prati verdi adibiti a pascolo per pecore, mucche e cavalli. Le proprietà sono delimitate da staccionate in legno, oppure da fili metallici sostenuti da paletti. Dirigendoci verso Nord il paesaggio muta ancora e con esso la vegetazione, che adesso è formata da arbusti dalla chioma verde non più alti di un metro, mentre il terreno è sabbioso. Tutto d’un tratto veniamo catapultati nel misterioso mondo del deserto dei Pinnacoli, formazioni calcaree in una distesa di sabbia giallastra. Sulla linea dell’orizzonte vediamo il mare azzurro, ma come suggeritoci astutamente da Elisabetta si tratta di un miraggio. Infatti man mano che ci avviciniamo a quello che ci sembrava mare, ci accorgiamo che si tratta di vegetazione. Ai bordi delle strade vediamo tante piante di banksia, il fiore nazionale del Western Australia, chiamate così in onore del botanico Joseph Banks che le scoprì durante i viaggi effettuati a bordo dell’Endeavour con il capitano James Cook. Prima di sera arriviamo nel tranquillo e remoto villaggio di pescatori di Lancelin, con alcune imbarcazioni ormeggiate nella rada del porticciolo. Appena usciti dal paesello, si apre davanti a noi uno scenario fantastico: un paesaggio lunare formato da altissime dune di sabbia bianca, luogo dove anche i più grandi ritornano bambini, prima con un off road tra gli avallamenti di sabbia a bordo dei camion 4WD, e poi lasciandosi andare giù seduti su una tavola da snowboard da dune alte una ventina di metri.

Altri luoghi visitati: Caversham Wildlife Park

 

Martedì, 15 Luglio: Perth

Quello che ancora non abbiamo visto in Australia, lo vediamo il penultimo giorno: la pioggia. Un diluvio d’acqua alimentato da un forte vento freddo. La situazione migliora nel tardo pomeriggio, così dapprima approfittiamo dei saldi per fare dei buoni affari, poi andiamo ad investire gli ultimi dollari nel delizioso pesce fresco preparato dallo chef del ristorante Fishy Affair a Northbridge, locale consigliatoci da Ornella e Gervasio prima di partire. Scelta azzeccata.

 

Mercoledì, 16 Luglio: Perth – Hong Kong

Dall’aeroporto di Hong Kong:

Il via vai di atleti e delegazioni in aeroporto ci ricorda l’imminente inizio dei Giochi Olimpici di Pechino, le cui gare di equitazione verranno ospitate proprio negli impianti dell’ex protettorato britannico. I controlli di sicurezza sono inflessibili, non viene permesso di portare appresso neppure una bottiglietta di acqua minerale. In fase di arrivo inoltre, un funzionario si avventa su Riccardo e senza preavviso e spiegazioni gli infila uno strumento nell’orecchio per misurargli la temperatura. Al termine bisbiglia solo un “ok”. Quando passiamo davanti alla porta d’imbarco n°28, ci ricordiamo che venticinque giorni fa eravamo seduti proprio su quelle poltroncine rosse. Avevamo davanti l’Australia, un sogno, un’avventura. Adesso invece abbiamo un bagaglio di esperienze e ricordi dal valore inestimabile. Con il pollice della mano destra premo sulla parte superiore della penna, che emettendo un “click” si chiude. Ripiego la moleskine e la ripongo per l’ultima volta nello zainetto. Il mio racconto termina qui.

 

INFORMAZIONI UTILI:

Al momento del nostro viaggio:

- Agli sportelli ATM, non tutti gli istituti bancari accettano bancomat del circuito Maestro, mentre tutti accettano quelli del circuito Cirrus.

- Il servizio sanitario nazionale italiano ha una convenzione sanitaria con l’Australia. Bisogna recarsi all’ASL di competenza e compilare il modulo di richiesta. Una volta arrivati in loco, andare in uno dei numerosi sportelli della Medicare dove, in cambio dell’autorizzazione rilasciata dall’ASL, ti consegnano una tessera sanitaria valida  per tutto il periodo del soggiorno.

- Procurarsi un adattatore di corrente di tipo australiano (AS3112) a tre poli, con un contatto a terra e due contatti piatti disposti a forma di V.

 

RINGRAZIAMENTI:

Gli amici viaggiatori Ornella e Gervasio, Marzia e Massimo, la mia collega di lavoro Mariella Panepinto, la Guida per Caso pankarita e tutti gli autori dei diari di viaggio scaricati in internet.

 

RACCONTO FOTOGRAFICO:

Album fotografico Australia

 

AUTORE:

Stefano Tomada