Brasile

AGLI ALBORI DEL NUOVO ANNO TRA I VIZI DI RIO DE JANEIRO E LE VIRTU’ DI IGUAZU’

foto: Cataratas lato brasiliano (Iguazú, Brasile)

 

Iniziai a viaggiare fin da piccolo, grazie ai miei genitori. Erano trascorsi tanti anni dall’ultima vacanza fatta assieme e proprio con un viaggio desideravo ringraziarli per avermi trasmesso la passione del vagabondare. Questo diario è dedicato a loro!   

 

INTRODUZIONE: 

Quando gli esploratori portoghesi arrivarono qui all’inizio del XVI secolo, pensarono di trovarsi davanti alla foce di un grande fiume e subito lo battezzarono “Fiume di Gennaio”. Il nostro arrivo a Rio de Janeiro invece, rappresenta la “foce” del nuovo anno, una ouverture che inizia tra i vizi e le virtù di uno dei paesi più contraddittori da noi visitati. 

La genesi del nostro viaggio, risale ad un pranzo in famiglia durante le festività natalizie del 2004, durante il quale Riccardo ed Elisabetta buttarono sul tavolo la proposta di completare la visita dell’Argentina, dopo la positiva esperienza dell’anno prima. Ad una condizione però: che vi partecipassero anche Rosa e Dino, i miei genitori. Passarono solo poche settimane di riflessione, al termine delle quali mio padre mi diede il via libera per organizzare il viaggio. 

Qui di seguito vi proponiamo il diario di viaggio ed il relativo racconto fotografico, oltre ad alcune informazioni pratiche. 

 

PROGETTAZIONE DEL VIAGGIO: 

Durante la fase di pianificazione a tavolino dell’itinerario Argentina Nord, ci eravamo ritrovati a Puerto Iguazù con ancora alcuni giorni liberi a nostra disposizione. A quel punto avevamo a disposizione due possibilità: a) modificare l’itinerario dell’intero viaggio inserendo un’altra tappa in Argentina (Mendoza? Bariloche e la zona dei laghi?), oppure b) proseguire verso nord ed esplorare la più famosa città del Brasile. Dopo un breve e fruttuoso consulto familiare, decidemmo all’unanimità di optare per la seconda ipotesi, anche perché la Patagonia l’avevamo già esplorata. 

L’itinerario è stato da noi pianificato sulla base di informazioni raccolte in internet e dai consigli ricevuti a voce da amici viaggiatori. Ci sono stati di aiuto alcuni siti istituzionali come la municipalità di Rio de Janeiro, ed alcuni portali come Turisti per Caso e Lonely Planet EDT, dai quali abbiamo attinto importanti informazioni seguendo i forum e leggendo i racconti di viaggio. 

Stanziato il budget a nostra disposizione, fissate le date, acquistati già durante l’estate del 2005 i biglietti dei voli intercontinentali, non ci restava che prenotare i voli interni, le escursioni e trovare gli alloggi più adatti alle nostre esigenze. Avendo avuto un buon riscontro dall’agenzia di viaggi di Buenos Aires nella precedente esperienza del 2004, abbiamo deciso di rivolgerci ancora a loro per l’acquisto di alcuni servizi. 

 

GUIDA: 

Lonely Planet – Argentina (terza edizione in italiano) 

 

PERIODO: 

Da lunedì 2 a sabato 7 Gennaio 2006 

 

PARTECIPANTI: 

Riccardo, Elisabetta, Stefano, Rosa (mia mamma) e Dino (mio padre). 

 

VOLI: 

Foz do Iguaçu – Rio de Janeiro Jobim (operato da Varig, 1 ora e 50 minuti di volo).

Rio de Janeiro Jobim – São Paulo Guarulhos (operato da Varig, 1 ora di volo).

São Paulo Guarulhos – Milano Malpensa (operato da Alitalia, 11 ore e 10 minuti di volo).

Milano Malpensa – Venezia (operato da Alitalia, 1 ora di volo).

 

ITINERARIO: 

Gennaio: 

2 Puerto Iguazù, visita alle cascate dal lato brasiliano.

3 Trasferimento in aereo da Foz do Iguaçu a Rio de Janeiro.

4 Rio de Janeiro.

5 Rio de Janeiro, escursione alle Islas Tropicales (Itacuruçà).

6 Trasferimento in aereo da Rio de Janeiro a São Paulo e da São Paulo a Milano.

7 Arrivo a Milano, trasferimento in aereo a Venezia. 

 

FUSO ORARIO: 

Rispetto all’Italia: - 3

DIARIO DI VIAGGIO: 

Questo diario rappresenta la naturale continuazione di Argentina Nord. Siccome la giornata di lunedì 2 Gennaio, pur alloggiando ancora in Argentina l’abbiamo trascorsa quasi completamente in territorio brasiliano, abbiamo deciso di inserirla pari pari in entrambi i racconti. 

Come già fatto nei viaggi precedenti, cercherò di trascrivere in questi appunti le emozioni, le sensazioni e le curiosità da noi provate e vissute.

 

tratto dalla mia moleskine…. 

 

Lunedì, 2 Gennaio: Puerto Iguazù, visita alle cascate dal lato brasiliano 

Come da abitudine ormai consolidata, anche oggi la sveglia suona all’alba. Dopo aver fatto il pieno di zuccheri con una colazione a base di dolci e frutta tropicale, partiamo alla volta del vicino Brasile. Sbrigate le laboriose formalità doganali e superato il ponte Presidente Tancredo Neves sul Rìo Iguaçu, ci dirigiamo verso Itaipù dove andremo a visitare l’omonima centrale idroelettrica (Represa Hidroelètrica). 

I lavori di costruzione della centrale iniziarono nel 1971 grazie ad una partnership tra Brasile e Paraguay. La prima turbina fu messa in funzione nel 1984. Con una capacità produttiva di circa 13-14 milioni di chilowatt, la centrale riesce a soddisfare una parte del fabbisogno energetico di entrambi i paesi, soprattutto del “piccolo” Paraguay. Al centro visitatori veniamo fatti salire su un bus (il nostro è il n°7) ed iniziamo la visita guidata che durerà all’incirca un’oretta. Ovviamente la guida esalta gli aspetti positivi dell’opera, l’essere la centrale più grande del mondo per esempio, però altre fonti meno “interessate” ci ricordano che progetti del genere possono indebitare con banche e multinazionali anche un paese grande come il Brasile, senza la minima speranza (se non remota) di poter rientrare in futuro dall’investimento. 

Terminata la visita, ci accorgiamo di essere in anticipo sulla tabella di marcia e di avere ancora del tempo libero a nostra disposizione prima che il parco nazionale apra i suoi ingressi. Decidiamo di ammazzare il tempo passeggiando per le vie commerciali (ed affollate) del centro di Foz do Iguaçu. La città sorge alla confluenza di due fiumi, il Rìo Iguaçu ed il Rìo Paranà, ed ha avuto un rapido sviluppo negli anni ’70 in concomitanza con l’inizio dei lavori di costruzione della centrale idroelettrica. 

Alle ore 13.00 in punto, ci troviamo davanti all’edificio ad un piano che ospita il centro visitatori del Parque Nacional do Iguaçu. L’entrata del complesso, costruito in mattoni rossi faccia a vista, si affaccia su una grande vasca d’acqua ornamentale, nella quale si rispecchiano le figure geometriche ed i colori sgargianti delle piastrelle che ne tappezzano il fondo. Sul retro invece c’è la stazione degli autobus che fanno la spola con l’interno del parco. Partiamo così alla scoperta del lato brasiliano delle cascate, anche se dopo l’esperienza del giorno prima sappiamo bene cosa ci aspetta e quindi l’attesa non ci fa alzare più di tanto il tasso di adrenalina. In cielo intanto continuano a compattarsi delle nuvole poco rassicuranti che si fanno sempre più minacciose. Scendiamo dal bus alla fermata Hotel Tropical das Cataratas, ci addentriamo attraverso un sentiero nella giungla e dai vari belvedere ammiriamo degli scorci suggestivi dell’Isla San Martín e di alcuni salti del lato argentino, a mio parere più bello e più ricco di fascino. L’umidità è più opprimente di ieri e questo rende più disagevole la nostra camminata. Il continuo cinguettio degli uccelli ci accompagna durante tutto il tragitto a piedi, al termine del quale ci attende il momento clou della visita. Ignari di tutto ciò procediamo spensierati, affacciandoci ai vari mirador per scattare fotografie, poi una volta terminato il sentiero (a tratti pavimentato, a tratti sterrato) ci troviamo di fronte ad una di quelle situazioni che non ti aspetti. Una passerella metallica infatti, si incunea sopra le rocce ed i vortici impetuosi formati dall’acqua “rabbiosa” del fiume, e ci consente di ammirare da distanza ravvicinata ed in posizione frontale la Garganta del Diablo, oltre ad altri salti del lato brasiliano. Il rumore creato dall’acqua è talmente assordante che incute rispetto e ci ricorda che noi comuni mortali, possiamo ben poco rispetto alla forza travolgente della natura. Tanto basta affinché Rosa ed Elisabetta, “le coscienze femminili del gruppo”, si fermino a metà passerella. Il vento creato dalla caduta delle acque ed i schizzi che ne scaturiscono ci bagnano quasi completamente. Ma ne vale veramente la pena! Poco più in là, un ascensore ci permette di salire sulla terraferma a Porto Canoas, ultima stazione dei bus all’interno del parco, nella quale si trovano anche alcuni servizi tra cui un fast food. 

Nel tardo pomeriggio rientriamo a Puerto Iguazú, base logistica di questi bellissimi giorni trascorsi a cavallo di Capodanno nella regione di Misiones. Questa è l’ultima notte che trascorreremo in Argentina e quindi, prima di lasciarla, decidiamo di affogare l’emozione in un tenero Bife de Chorizo accompagnato da un buon Malbec mendozino.  

 

Martedì, 3 Gennaio: Trasferimento da Foz do Iguaçu a Rio de Janeiro e primi momenti in città. 

Con un po’ di rammarico salutiamo definitivamente l’Argentina, un paese di struggente bellezza che ci ha riservato come sempre emozioni e sorprese positive. Sbrigate le pratiche doganali saliamo a bordo del Boeing 757 della Varig, la compagnia di bandiera brasiliana. I colori vivaci della livrea delle hostess e delle fodere dei sedili, ci fanno subito capire di essere arrivati in un paese che fa dell’allegria, della musica e del fatalismo una questione di vita, un vero e proprio modus operandi

A destinazione troviamo ad accoglierci una cappa di afa ed un cielo grigio che non fa presagire nulla di buono. Il pulmino messoci a disposizione dall’hotel per il transfer tarda ad arrivare, quindi per tenere sott’occhio la situazione decidiamo di appostarci con i bagagli all’esterno della zona arrivi. Una volta arrivato, carichiamo in fretta valigie e zainetti e ci dirigiamo verso il nostro alloggio che si trova in Avenida Atlântica, proprio di fronte alla spiaggia di Copacabana. Durante il tragitto attraversiamo Rua Figueira de Melo, passiamo davanti ad un vecchio impianto sportivo dove campeggia su un muro una grande scritta bianca a caratteri cubitali: “Aqui nasceu o Fenômeno” (Qui nacque il Fenomeno). Dato che il Fenomeno non può essere che lui, Luìs Nazàrio de Lima conosciuto da tutti come Ronaldo, presumo si tratti dello stadio del São Cristóvão, il club nel quale iniziò a giocare a livello professionistico qui in Brasile. 

Preso posto nel nostro alloggio, ci dirigiamo a fare due passi su uno dei lungomare più famosi del mondo. Avenida Atlântica è un brulicare di turisti e ragazzi indigeni. Facciamo una sosta in uno dei tanti chioschetti che si trovano all’inizio della spiaggia e ci dissetiamo con una delle specialità del posto: il coco gelado. Sulla banchina pedonale posta tra le due carreggiate, tra palme e pini marittimi, spuntano come funghi le bancarelle di un mercatino ambulante. I bagnanti ormai si sono ritirati dalla spiaggia e si vedono solo alcuni ragazzi che giocano a beach volley. Seduti ad un tavolino e con il naso rivolto all’insù, scrutiamo preoccupati il cielo. Dobbiamo infatti decidere e comunicare all’agenzia il programma di domani: city tour oppure escursione alle Islas Tropicales.

foto: isla de Itacuruçá (Brasile)

 

Mercoledì, 4 Gennaio: Rio de Janeiro 

Dalle vetrate della sala colazione del nostro hotel, posta all’ultimo piano dell’edificio, ammiriamo uno scorcio bellissimo di Copacabana, illuminata dai raggi caldi del sole. Ancora non sappiamo però che queste saranno le ultime ore di sole della nostra vacanza. Mentre Riccardo si diverte ad assaggiare delle qualità di frutta a noi sconosciute, seduti davanti ad una tazza di caffé fumante ci divertiamo a seguire con lo sguardo i giochi di onde bianche e nere, formati dalle piastrelle del passaggio pedonale sul lungomare. Laggiù in fondo il Pão de Açúcar (Pan di Zucchero) svetta incontrastato sopra gli altri promontori, mentre alle nostre spalle l’austero Forte di Copacabana fa da sentinella al quartiere. Rio de Janeiro è nata per essere bella. Sorge infatti in un posto incantevole tra le cale della Baìa de Guanabara, alcune isole come Governador e Paquetà, e le colline ricoperte di vegetazione verde che la circondano. 

Nel consulto familiare di ieri sera ha prevalso la prima ipotesi e quindi il programma della giornata prevede il city tour. Prima tappa il Pão de Açúcar. Il monolito formato da granito e quarziti si eleva di 396 metri sul livello del mare e la sua cima è raggiungibile grazie ad una funivia chiamata Bondinho. La salita si fa in due tappe. La prima porta al Morro da Urca, sulla cui sommità si trova un eliporto e dalla quale si scorge il quartiere di Botafogo con la sua insenatura e la piccola spiaggia. Sullo sfondo invece appare ben visibile la statua del Cristo Redentore sul Corcovado. La seconda tappa della salita invece è di quelle da togliere il respiro a chi, come me, ha paura del vuoto. La cabina della funivia infatti, appena lasciata la stazione di Urca, si lancia nell’ignoto prima di cominciare la lenta salita verso il Pan di Zucchero, e regala ai passeggeri la stessa sensazione di formicolio allo stomaco che si prova durante la fase di decollo in aereo. Da quassù abbiamo una panoramica a 360° sulla città e riusciamo a scorgere in lontananza le spiagge di Leme e Copacabana, ancora illuminate dal sole. Io e Riccardo proviamo ad identificare a grandi linee il “nostro” hotel, però la distanza è troppo elevata e quindi possiamo definire a spanne solo una macro zona. Dopo il pranzo saliamo nuovamente, questa volta sul Corcovado, per vedere da vicino ciò che è ben visibile da qualsiasi zona di Rio, la statua del Cristo Redentore. Il pullman si inerpica per le tortuose strade della montagna tra vecchie abitazioni, tratti di foresta, passanti che ci guardano e ci salutano con la mano, poi ad un certo punto la carreggiata si restringe notevolmente ed il mezzo è costretto ad accostare e parcheggiare. Lasciamo la corriera e veniamo fatti salire su piccoli ed agili pulmini per completare l’ultimo tratto della salita. La cima della montagna si erge di 700 metri sopra il livello del mare e la statua del Cristo Redentore è alta 38 metri di cui 8 fanno parte del basamento. Il monumento fu progettato dallo scultore francese Paul Landowski e come supervisore alla costruzione fu scelto l'ingegnere brasiliano Heitor da Silva Costa. Un gruppo di tecnici studiò il progetto di Landowski e decise di sviluppare la struttura in calcestruzzo anziché in acciaio, in quanto ritenuto materiale più adatto a strutture a forma di croce. Il monumento fu inaugurato il 12 Ottobre del 1931 dal presidente Getúlio Vargas. Durante l’ultima fase della nostra scalata intanto, le nuvole basse e la foschia si sono “impossessate” della statua di Gesù Cristo, della quale riusciamo ad identificare a mala pena i piedi. Aspettiamo invano per una mezz’oretta, poi purtroppo dobbiamo ridiscendere per fare spazio ad altre comitive di turisti in arrivo senza aver avuto la possibilità di intravedere il monumento. La sorte invece “bacia” Rosa e Dino, i quali arrivati dopo di noi hanno approfittato di un breve squarcio di sereno per immortalare la statua di Gesù con le braccia aperte. Carpe diem! Hanno colto l’attimo giusto e per loro è stato un momento emozionante. Continuiamo il nostro giro tra gli highlights della città, visitando dapprima la Cattedrale Metropolitana, il cui vero nome è Catedral de São Sebastião do Rio de Janeiro, in onore del Santo Patrono della città. Sorge nella città vecchia, è di forma conica e può contenere al suo interno fino a 20.000 (ventimila) fedeli durante le cerimonie. Nel centro storico mi sembra di rivedere le stesse forme architettoniche della “vecchia” Lisbona (edifici bianchi in stile coloniale con i tetti rosso bordeaux); mi piacerebbe molto passeggiare nei suoi stretti vicoli fatti di acciottolato, sedermi ad un tavolino a gustarmi un caffé, chiacchierare del più e del meno con la gente del posto. Invece il rigido programma imposto dal tour prevede la visita al Sambodromo. Si tratta di una struttura fissa, progettata dall’architetto Oscar Niemeyer (tra le sue opere c’è il progetto di Brasilia, la capitale), preposta  ad ospitare manifestazioni in forma di parata. Si sviluppa in senso longitudinale per circa 700 metri lungo un viale chiamato Avenida Marquês de Sapucaí, ai suoi lati, come si trattasse di uno stadio, ci sono gli spalti che ospitano gli spettatori durante le manifestazioni. E’ il luogo in cui si svolgono le sfilate delle scuole di samba di Rio durante il carnevale. Sotto gli spalti si trovano diversi servizi, tra cui un interessante museo nel quale sono esposti dei bellissimi costumi variopinti e dove un addetto ci illustra la filiera di lavorazione per la produzione dei costumi stessi. Terminata la visita saliamo sul pullman, non facciamo neppure in tempo a sederci sui comodi sedili che sulla città si abbatte una pioggia torrenziale. Prendiamo la strada dell’albergo passando davanti allo stadio Mário Filho (Estádio Jornalista Mário Filho), noto a tutti con il suo nome originario di Maracanã. 

I moderni palazzi e condomini che si elevano nel reticolo di strade alle spalle di Avenida Atlântica a Copacabana, sono protetti da alte inferriate, mentre gli accessi sono piantonati da guardie (armate) di compagnie di sicurezza privata. E’ comunque noto che in queste zone il tasso di microcriminalità sia molto elevato.

 

Giovedì, 5 Gennaio: Rio de Janeiro, escursione alle Isole Tropicali 

Appena sveglio butto lo sguardo fuori dalla finestra della camera per verificare le condizioni atmosferiche: piove. “Questa proprio non ci voleva!” esclamo con un filo di voce per non svegliare Riccardo, oggi infatti abbiamo in programma l’escursione alle isole Tropicali, un vero e proprio paradiso di mare, spiagge, flora e fauna se visitate con il sole. 

Davanti alla spiaggia di Copacabana intanto, quelli che io ho definito come i “forzati” del jogging, continuano a correre su e giù per il celebre lungomare anche sotto la pioggia battente. 

Nonostante il tempo inclemente, partiamo per l’escursione percorrendo la strada BR101 in direzione Santos. Le periferie di Rio ci “comunicano” la situazione di disagio in cui vivono i suoi abitanti. Agglomerati urbani cresciuti selvaggiamente sulle pareti scoscese delle colline, senza un piano regolatore e privi dei basilari servizi (pensiamo alle fognature ed ai sistemi di depurazione delle acque). Sopra le piccole abitazioni grovigli di cavi, allacciamenti elettrici effettuati senza seguire la minima norma di sicurezza, antenne paraboliche. La strada che percorriamo si incunea tra colline ricoperte da una vegetazione verde e lussureggiante. Dopo circa un’ora e mezza arriviamo alla marina di Itacuruçá, saliamo sul saveiro (imbarcazione a motore) e ci dirigiamo nella Bahía de Sepetiba dove si trovano le isole di Itacuruçá, Martins e Jaguanum che formano l’arcipelago delle isole Tropicali. La pioggia intanto ha diminuito la sua intensità però noi, per scaramanzia, continuiamo ad indossare il nostro k-way. Durante la traversata della baia è consuetudine avvistare delfini, martin pescatore giganti e tartarughe, oggi invece tra le acque torbide ci dobbiamo accontentare di una manta. Il programma prevedrebbe una sosta per una nuotata, però il tempo non ce lo consente e quindi tiriamo diritti fino all’isola di Itacuruçà. Il capitano attracca il saveiro nel porticciolo accanto ad una goletta, appena lasciato il molo troviamo ad accoglierci, per la gioia di Riccardo, un bellissimo pappagallo variopinto: ha il becco nero, gli occhi sono circondati da piume bianche, il collo è nero mentre il petto è giallo. La schiena invece ha diverse tonalità: si va dal verde acqua all’azzurro, dall’azzurro cielo al blu aviatore. La coda infine è azzurra con delle striature gialle. Ci addentriamo nei sentieri tra palme, grandi felci, piante grasse e vegetazione tropicale. L’acqua del mare è calda. Improvvisamente tra le nubi fanno capolino dei raggi di sole che riscaldano subito l’ambiente e l’anima di noi escursionisti. In un battibaleno calo i miei jeans, rimango in costume e mi sdraio sulla sabbia bianca della spiaggia. Dino e Riccardo intanto non resistono alla tentazione e si tuffano in acqua. In giornate di sole, questo dovrebbe essere un vero e proprio paradiso. L’acqua caduta però ha rovinato i piani della giornata e per questo motivo il pranzo a buffet previsto sulla spiaggia e stato posticipato al nostro rientro sulla terraferma. 

Rientrati dall’escursione ci prepariamo a trascorrere l’ultima serata a Rio. La pioggia intanto ha ricominciato a cadere con buona intensità. Un cenno lo meritano i ristorantini denominati “a kilo”. Generalmente si tratta di piccoli locali anonimi, con il banco di mescita posto in longitudine e con gli avventori seduti su alti sgabelli oppure nei pochi tavolini presenti all’interno. Sulla parete di fronte all’entrata c’è sempre la televisione accesa. All’esterno stuoli di ragazzini seduti a terra, con le spalle appoggiate al muro o alla vetrina del locale. Sono chiamati “a kilo” perché solitamente si paga la quantità in peso di cibo consumato. 

 

Venerdì, 6 Gennaio: Trasferimento da Rio de Janeiro a San Paolo, e successivamente volo per Milano 

Lasciamo una Rio avvolta ancora dalle nubi e bagnata dalla pioggia, prima di salire sul pulmino messoci a disposizione dall’hotel per il trasferimento in aeroporto, buttiamo un ultimo sguardo alla vicina spiaggia di Copacabana, meta dei nostri sogni che purtroppo sono rimasti tali. Dopo circa un’ora di volo arriviamo a São Paulo. Dal finestrino dell’aereo provo a delimitarne i confini, ma davanti ad una tale distesa di cemento devo ben presto arrendermi. 

Il trasferimento da Rio a São Paulo e le successive cinque ore di attesa in aeroporto prima del decollo verso l’Italia, rappresentano il lento commiato a questa terra che ha il corpo ammantato da una natura prorompente, ma con un’anima intrisa di fatalità e gravi contraddizioni oramai conclamate. 

Il “nostro” Brasile ed il suo racconto terminano qui. “Domani è un altro giorno e si vedrà” diceva una famosa canzone di Ornella Vanoni, io aggiungo che “domani ci sarà un’altro viaggio ed una nuova storia da raccontare”. 

 

INFORMAZIONI UTILI: 

Al momento del nostro viaggio: 

Unica nota negativa l’hotel di Puerto Iguazù, che sconsigliamo ai viaggiatori. Per maggiori dettagli contattateci via e-mail al nostro indirizzo. 

 

RINGRAZIAMENTI: 

Laura Tocalini, la responsabile dell’agenzia da cui abbiamo acquistato alcuni servizi. Gli amici Genoveffa e Primo Ferro per averci dato informazioni utili alla visita delle cascate di Iguazù, Adriana e Sandro Tognon per le informazioni su Rio. La Guida per Caso Franco C. (Chiaruttini). Gli autori dei diari di viaggio scaricati dal sito Turisti per Caso. I miei cugini Adriana e Giorgio Zappa e le loro famiglie, per averci ospitato nella loro casa di Nova Milanese durante le 12 ore di attesa prima di prendere il volo da Milano a Buenos Aires.

 

AUTORE:  

Stefano Tomada