Slovacchia

BRATISLAVA DOUBLE FACE.

foto, Hlavné námestie (Bratislava, Slovacchia)

 

INTRODUZIONE: 

Per rendere il rientro a casa meno nostalgico e più soft rispetto al solito, più volte negli ultimi anni io ed Elisabetta avevamo pensato di prolungare le nostre vacanze dopo i soggiorni a Cracovia. Uno spin-off insomma. La strada in effetti ci metteva a disposizione diverse opportunità e quindi non avevamo che l’imbarazzo della scelta. Scartata a priori Vienna in quanto già visitata in passato, l’avere in dote solo un paio di giorni ci ha portati a cancellare Praga e Budapest dal nostro programma, in quanto entrambe troppo distanti rispetto alla nostra direttrice di marcia. La scelta quindi è caduta senza esitazioni su Bratislava, capitale della Slovacchia, località più volte sfiorata in passato ma dove non avevamo mai sostato. 

Qui di seguito vi proponiamo il diario di viaggio ed il relativo racconto fotografico. 

 

PROGETTAZIONE DEL VIAGGIO: 

Il viaggio è stato organizzato in autonomia ed una volta fissate le date, abbiamo prenotato l’hotel approfittando di una buona offerta qualità-prezzo reperita in internet. Quando visitiamo una città siamo soliti pianificare le visite raggruppandole per zone geografiche, onde evitare inutili perdite di tempo nei trasferimenti tra un’area e l’altra. In questa occasione però lo stratagemma non è servito, in quanto i cosiddetti highlights sono circoscritti in una superficie piuttosto limitata e facilmente raggiungibili grazie a piacevoli passeggiate a piedi. 

 

GUIDA: 

Touring Club Italiano – Praga, Repubbliche Ceca e Slovacca (della collana Guide d’Europa). 

 

PERIODO: 

Da mercoledì 12 a venerdì 14 agosto 2015. 

 

PARTECIPANTI: 

Riccardo, Elisabetta e Stefano. 

 

MEZZI DI TRASPORTO: 

Per gli spostamenti nell’area urbana abbiamo utilizzato i mezzi pubblici. La città è coperta da un’ampia rete di autobus, filobus e tram ed i biglietti sono reperibili nelle biglietterie automatiche che si trovano in prossimità delle fermate. Chi arriva dalle zone periferiche tenga presente che uno dei terminal di bus più frequentati si trova sotto i piloni che sostengono il Nový most (ponte nuovo), proprio di fronte a Rybné námestie ed a pochi passi dal duomo di San Martino. 

 

ALLOGGIO: 

La scelta dell’hotel in cui alloggiare è stata determinata oltre che dalla buona offerta economica, anche dalla posizione strategica rispetto alle vie di comunicazione. La struttura infatti è facilmente raggiungibile sia da nord tramite la strada statale n°572 che da sud grazie alla strada europea E58, mentre la più vicina fermata degli autobus si trova a soli venti metri di distanza.

foto: murales nei pressi del duomo di San Martino (Bratislava, Slovacchia)

 

DIARIO DI VIAGGIO: 

(tratto dai miei appunti) 

La visita alla città è stata senza dubbio condizionata dal caldo torrido, con temperature che nelle ore diurne si sono costantemente mantenute sopra i 38°C. In fase di progettazione del viaggio avevamo ovviamente messo in preventivo la possibilità di incontrare giornate calde tipiche del periodo, ma di certo non potevamo prevedere di trovarci nella morsa dell’anticiclone africano Acheronte. La difficile situazione atmosferica non ci ha comunque scoraggiati, tanto che abbiamo schedulato le uscite sfruttando al meglio le ore più fresche del mattino e quelle del tardo pomeriggio al calar del sole. 

 

Mercoledì, 12 Agosto: 

Nell’immaginario collettivo la Slovacchia è sempre stata considerata a livello economico e sociale la parente povera di quella che fu la Cecoslovacchia, federazione dissoltasi in breve tempo dopo la caduta del muro di Berlino, il ritiro delle truppe sovietiche e l’avvio di quel processo liberale chiamato rivoluzione di Velluto. 

Il primo impatto con la repubblica Slovacca però ci fa parzialmente ricredere sul luogo comune di cui sopra. Appena oltrepassata la frontiera infatti ci fermiamo per acquistare la vignetta autostradale. Lo sportello si trova all’interno di un edificio di recente costruzione, climatizzato, che funge anche da ufficio di informazioni turistiche e punto di ristoro, ed è inoltre dotato di due postazioni internet accessibili ai visitatori. Una volta ripresa la marcia, man mano che ci avviciniamo a Bratislava, constatiamo che il manto stradale è perfettamente pavimentato, mentre quello della più blasonata Repubblica Ceca, tra Brno e la frontiera, presentava dei tratti obsoleti e rappezzati. 

La capitale si annuncia in lontananza con il suo castello. Adagiata sulle rive del Danubio, a livello geografico si caratterizza perché dista solamente una manciata di chilometri dai confini con l’Austria e l’Ungheria, mentre la frontiera con la ex consorella si trova a circa 60 chilometri di distanza. Accediamo in città percorrendo ampi viali trafficati. Ai lati tipici edifici in stile realismo socialista con brandelli di intonaco scrostato alle pareti, inconsapevoli testimoni dei programmi di edilizia popolare di un regime politico e di una società che ormai non esistono più, se non nell’anima di qualche nostalgico. Di tanto in tanto spuntano come funghi nuove costruzioni moderne, in vetro e cemento armato, sedi di banche, compagnie assicurative, operatori di telecomunicazioni, multinazionali del settore informatico e business center. Il processo di restiling in atto nella città viene confermato anche dalle numerose gru a braccio che spuntano fuori sopra i tetti dei palazzi, come fossero delle giraffe che allungano il collo. 

Tanto sono anonimi i quartieri periferici, quanto è accattivante e coinvolgente il centro storico. Possiamo infatti paragonare Staré Mesto ad una piccola perla racchiusa nella sua conchiglia. Si sviluppa in poche centinaia di metri sia in longitudine che in latitudine ed è esclusivamente percorribile a piedi. Appena scesi dall’autobus, in Rybné námestie incrociamo un’anziana signora seduta sui gradini in pietra di un monumento, circondata da un capannello di persone, che stringe tra le mani alcuni rosari e scandisce ad alta voce delle preghiere. Poco più in là, al termine di una scalinata con le pareti imbrattate da discutibili forme di street art, sorge il duomo di San Martino (Dóm sv. Martina). È sicuramente l’edificio religioso più importante della città, basti pensare che tra il 1563 ed il 1830 ospitò le cerimonie di incoronazione dei sovrani del regno di Ungheria. In seguito alla sconfitta subita dalle truppe magiare a Mohács nel 1526 per mano degli Ottomani infatti, il re d’Ungheria designò l’allora Pozsony, così era chiamata Bratislava dagli ungheresi, capitale del suo regno. La città diventò parte della monarchia asburgica ed il re vi stabilì i poteri politico, amministrativo e religioso, dando il via ad un periodo di splendore senza precedenti per la città. Incominciò a perdere la sua importanza e centralità solo sotto il regno di Giuseppe II, figlio di Maria Teresa d’Austria, quando nel 1783 i gioielli della corona furono portati nella vicina Vienna e la gran parte degli uffici amministrativi trasferiti a Buda (quartiere di Budapest). 

Proprio di fianco al duomo imbocchiamo via Panská. Gruppetti di ragazzi seduti sulle cordonate della strada e su panchine in legno chiacchierano tra di loro e sorseggiano dei calici di vino, mentre una band tzigana si sposta da un locale all’altro come fosse un’ape alla ricerca del polline da succhiare di fiore in fiore. Superato il bellissimo edificio che al piano terra ospitava la farmacia Salvator, ora in disuso, svoltiamo a sinistra e ci addentriamo in quello che comunemente viene chiamato Korzo. Lastricato in lastroni di pietra è la spina dorsale della città vecchia ed è composto dalle vie Ventúrska e Michalská. La strada è affollata di gente, i negozi, i locali ed i ristoranti si susseguono senza soluzione di continuità, erodendo con i loro tavoli all’aperto lo spazio comune e lasciando così ai pedoni solo una piccola porzione di strada da sfruttare per il passaggio. Tra insegne luminose, gazebo e ombrelloni riusciamo a scorgere dei bellissimi edifici gotico-rinascimentali, tra cui quello che fu sede della ex Accademia Istropolitana fondata nel 1467 dal re umanista Mattia Corvino e quello che ospita l’ambasciata austriaca, conosciuto anche come “casa di Mozart”, in ricordo di una visita da parte del futuro musicista ancora bambino al seguito del padre Leopold. 

A nostro parere la parte più suggestiva del corso è senza dubbio quella settentrionale. Superati gli edifici che ospitano rispettivamente le ambasciate di Svizzera e Georgia, come certificato dalle bandiere che sventolano sulle aste inclinate  sopra i portoni d’ingresso, si giunge alla bellissima Michalská veža (porta di Michele), torre a pianta quadrata del XIV secolo. Oltre la porta, nonostante il continuo via vai di persone, si percepisce la sensazione di lasciarsi alle spalle un mondo e di affacciarsi su qualcosa di nuovo. Superata infatti la vecchia farmacia trecentesca di origine tedesca “Al gambero rosso” (lekáreň u červeného raka), un piccolo ponte sopra quello che una volta era il fossato difensivo della città ci conduce nell’anonima piazza Hurbanovo, dove sul lato opposto spicca la chiesa dei Trinitari (kostol Trinitárov), avente la caratteristica facciata concava tinteggiata dai colori giallo e rosa antico. Come tutti gli altri luoghi di culto della città, anche la chiesa dei Trinitari è chiusa al pubblico, tranne che durante gli orari delle celebrazioni oppure su prenotazione da parte di gruppi turistici organizzati. 

Rientrati nel perimetro della città vecchia e percorrendo delle viuzze secondarie giungiamo in Hlavné námestie, piazza Maggiore, il cuore storico della città. Si è fatta sera intanto e l’oscurità della notte mette in risalto i giochi di luce emessi dalla fontana di Orlando (chiamata sia Rolandova che Maximiliánova fontána), costruita nel 1572 da Andreas Lutringer come simbolo delle autonomie locali. Sulla parte orientale dello slargo, di fianco alla torre campanaria, tramite un androne si accede nel cortile ad arcate rinascimentali del vecchio municipio (Stará Radnica). Tanto è affollata la piazza adiacente quanto è intimo questo angolo di paradiso, dove ognuno di noi può ritagliarsi un momento di pace e tranquillità seduto su panche in pietra. Dai tasti di una pianola esce una versione struggente di “Per Elisa” di Beethoven, frutto dell’abilità artistica del pianista che si sta cimentando stasera davanti ad una ristretta platea di appassionati e curiosi. 

Prima di riprendere l’autobus per rientrare in hotel ci sdraiamo su una panchina lungo il corso del Danubio, nella speranza di carpire un refolo di vento ed un po’ di refrigerio. Ovviamente non siamo i soli ad aver avuto la stessa pensata. Sul lungo fiume infatti c’è un incessante andirivieni di persone che fanno jogging o che passeggiano in bicicletta. I barconi che fungono da ristoranti per cene romantiche sono ormeggiati alle bitte. Le scie luminose lasciate dai fanali delle macchine tratteggiano la sagoma del Nový most. Il ponte, edificato tra il 1968 ed il 1973 in cemento armato ed acciaio, presenta un’accattivante struttura poggiata su un solo lato del fiume, quello opposto a dove siamo seduti, all’apice della quale si trova una particolare costruzione a forma di disco che ospita un ristorante ed uno skybar panoramici.

foto: porta di accesso al Korzo (Bratislava, Slovacchia)

 

Giovedì, 13 agosto: 

Già in fase di progettazione del viaggio avevamo pensato di dedicare una mezza giornata all’escursione sui pendii dei Piccoli Carpazi (Malé Karpaty). Dopo aver consumato la prima colazione ed ammirato una mostra fotografica sugli aspetti urbani della capitale nella hall dell’Apollo center, nel quartiere di Nové Mesto imbocchiamo la strada statale n°502 e ci dirigiamo fuori città. Attraversiamo una periferia decadente con la strada sezionata in due dalle rotaie dei tram, guidiamo facendo leva sul nostro senso di orientamento in quanto la segnaletica stradale lascia parecchio a desiderare. Lasciati alle spalle gli ultimi avamposti residenziali di Bratislava, iniziamo a costeggiare sulla nostra sinistra i dolci declivi dei Piccoli Carpazi, mentre alla nostra destra spaziano a perdita d’occhio distese di prati e coltivazioni di girasoli ormai rinsecchiti dal sole. Passato il centro abitato di Svätý Jur incominciamo a notare i primi filari di viti. Quella che stiamo percorrendo infatti è conosciuta anche come la strada del vino (malokarpatskà vínna cesta), che si sviluppa per una cinquantina di chilometri in questa area particolarmente adatta alla produzione vitivinicola. Dapprima sostiamo nella bella cittadina reale di Pezinok, conosciuta nell’antichità con il nome germanico di Bozen, dove nel centro storico facciamo visita ad un’enoteca avendo così il piacere di gustare alcune tra le qualità che vanno per la maggiore in questo lembo di terra: il Cabernet Sauvignon, il Pinot bianco, l’Alibernet ed il Chardonnay. Riprendiamo il nostro cammino e superiamo l’abitato di Modra, noto soprattutto per la manifattura di ceramiche. Causa lavori in corso, il centro del paese ci viene interdetto da una deviazione che ci proietta verso l’esterno dell’abitato, così purtroppo siamo obbligati a puntare diritti senza soste verso la prossima meta della nostra gita, il castello di Červený Kameň. Tra il fitto dei boschi, sulle piccole alture che circondano il paese di Častá, sorge il maniero di origini duecentesche che successivamente nel XVII secolo divenne una sontuosa residenza della nobile famiglia dei Pálffy. Passeggiamo lentamente nei giardini all’ombra di piante secolari, tra pavoni per niente intimoriti dalla presenza dei turisti e gli addetti incaricati alla manutenzione della struttura. La località balzerà tragicamente alle cronache pochi giorni dopo il nostro passaggio per la collisione tra due aerei durante le prove di un air show, causando la morte di sette persone tra paracadutisti e membri degli equipaggi. Terminata la visita al castello, sulla via del ritorno, facciamo una piccola deviazione e ci fermiamo per pranzo nel villaggio di Slovenský Grob. Dopo una breve perlustrazione optiamo per la Pivnica u zlatej husi, situata proprio all’inizio del borgo. Ci accomodiamo al fresco sotto un pergolato e per alleviare la sete sorseggiamo un’ottima birra fresca locale, la Zlatý Bažant. Il paesino è famoso per i suoi allevamenti di oche e quindi il menù del giorno è positivamente  influenzato da questa pietanza. Il fegato d’oca (husacia pečeň) cotto nel burro ed accompagnato da fette di pane appena sfornato è veramente squisito, una prelibatezza delicata e gustosa allo stesso tempo. Viene servito in porzioni abbondanti da 200 grammi, più che sufficienti per placare l’appetito degli avventori. 

Dopo un breve break rigenerante in hotel, siamo pronti per continuare la visita iniziata ieri a Staré Mesto. Approcciamo la salita al castello. Ci imbattiamo subito nella casa al buon pastore (dom u dobrého pastiera), piccolo capolavoro rococò del 1760 avente una facciata ornata da stucchi ed inferriate in ferro battuto. Grazie ad un ponticello pedonale scavalchiamo la trafficata Straromestska, che non è altro che la continuazione verso nord di Nový most, e camminando all’interno della vecchia cinta muraria in fase di avanzato restauro sbuchiamo proprio di fronte al duomo di San Martino. Rispetto a ieri però evitiamo volutamente l’affollamento del centro e ci addentriamo in Kapitulská. Come tutte le stradine secondarie è pavimentata da un acciottolato in pietra molto sconnesso, tanto che si deve prestare attenzione a dove si mettono i piedi. La zona è tranquilla, si possono scattare fotografie da varie angolazioni sfruttando luci ed ombre senza correre il rischio che qualcuno “entri” nell’inquadratura all’ultimo istante. La via secondo noi è molto bella, con notevoli esempi di case gotiche alcune delle quali purtroppo lasciate all’incuria ed all’abbandono. Quando visitiamo una città cerchiamo di viverla e valorizzarla come fossimo persone del posto, per questo motivo siamo soliti andare per mercati ed accedere nei cortili dove abbiamo la possibilità di scoprire spaccati di vita quotidiana. E così è stato anche stavolta. 

Passeggiando per le vie del centro non è difficile incontrare statue metalliche ad altezza naturale che raffigurano personaggi legati al folclore cittadino; un soldato dell’esercito napoleonico appoggiato ad una panchina, un operaio che esce da un tombino, un dandy con l’ossessione della puntualità, etc. Rientriamo verso il terminal degli autobus gustandoci una pallina di gelato e percorrendo Hviezdoslavovo námestie, una sorta di boulevard a sud della città vecchia situato immediatamente all’esterno di quella che era la cinta muraria, avente giardini ben curati ed una pavimentazione stradale da poco rifatta. Alle due estremità del viale pedonale sorgono rispettivamente il Teatro nazionale slovacco e la statua di Pavol Országh, detto Hviezdoslav, funzionario reale e famoso letterario. Da quaggiù risalta subito agli occhi in tutto il suo splendore la sagoma del castello ben illuminato, con la sua forma rettangolare, le alte mura bianche e le torri edificate ai quattro angoli. 

 

Venerdì, 14 agosto: 

Stamattina avremmo il desiderio di scoprire ancora qualcosa di nuovo, per esempio la chiesa di Santa Elisabetta (svätej Alžbety), comunemente conosciuta come chiesa Blu grazie al suo particolare colore, però il disagio creato dall’afa e dalla temperatura già elevata a metà mattinata, ci sconsiglia di proseguire con le visite. 

Una volta sbrigate le ultime faccende e caricati i bagagli in macchina, siamo pronti a riattraversare dopo tre settimane il Danubio (l’ultima volta fu a Vienna). Grazie all’approdo offertoci dall’Apollo bridge, ponte di recente costruzione ed uno dei simboli della “nuova” Bratislava che avanza, veniamo proiettati nel quartiere residenziale di Petržalka, dove strisciando velocemente tra gli alti blocchi in cemento armato arriviamo in un battibaleno alla frontiera austriaca, pronti per l’ultima tirata che ci riporterà a casa. 

 

RACCONTO FOTOGRAFICO: 

Album fotografico Bratislava 

 

AUTORE: 

Stefano Tomada